16/06/2026
𝗣𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗠𝗮𝗻𝗴𝗵𝗲𝗻 𝗱𝗮 𝗖𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝘃𝗶𝗮 𝗧𝗲𝗹𝘃𝗲: 𝟮𝟯 𝗰𝗵𝗶𝗹𝗼𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗳𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗟𝗮𝗴𝗼𝗿𝗮𝗶
La prima volta che il Passo Manghen comparve in una tappa del Giro d'Italia era il 1976, e la strada non era nemmeno asfaltata. Quella salita che collega la Valsugana con la Val di Fiemme, nel Trentino orientale, tornò alla corsa rosa nel 1996, nel 2012 e di nuovo nel 2019, ogni volta confermando il suo rango di scalata hors catégorie. Nel 1999, pur non essendo tappa di arrivo, fu Marco Pantani a transitare per primo sul valico come gran premio della montagna, nella tappa vinta poi a Pampeago. Per anni il Manghen fu anche il simbolo della Granfondo Campagnolo, una delle gare amatoriali più dure e amate d'Italia.
La variante da Castelnuovo via Telve misura 23 chilometri, supera 1.684 metri di dislivello e mantiene una pendenza media del 7,3 per cento, con punte che raggiungono il 15 per cento negli ultimi tornanti. La salita parte dalla piazzetta di Castelnuovo, a 354 metri di quota, e si articola in tre sezioni molto diverse tra loro. I primi chilometri fino a Telve scivolano via con pendenze tra il 6 e il 7 per cento, quasi un riscaldamento che lascia il ciclista libero di osservare il panorama sulla Valsugana e di dosare le energie in vista di ciò che verrà. La parte centrale, nel bosco, alterna rampe dure a tratti più pedalabili, con fontane lungo la strada e l'ultimo rifornimento d'acqua disponibile nei pressi del Ponte Salton, a circa dodici chilometri dalla partenza.
Da Ponte Salton, a 1.073 metri di quota, la salita cambia carattere in modo definitivo. La carreggiata si stringe, i tornanti si moltiplicano, e la pendenza si stabilizza ben oltre il 10 per cento per non mollare fino in cima. Gli ultimi sette o otto chilometri, in ambiente austero e quasi desertico nei giorni feriali, avanzano con una continuità che mette a dura prova anche i ciclisti più allenati. Il traffico è quasi inesistente, il silenzio è totale, e ogni curva guadagnata sembra aprire un orizzonte più ampio sulla catena del Lagorai.
La vetta si trova a 2.047 metri di quota, dove un cartello, una croce su un promontorio laterale e un piccolo rifugio con ristorante accolgono chi ce la fa. Il panorama abbraccia tutta la catena del Lagorai e, nelle giornate limpide, si estende fino alle Dolomiti. Scendere verso la Val di Fiemme significa affrontare una discesa tecnica, con asfalto stretto e curve strette che richiedono concentrazione e freni in ottimo stato. Chi parte da Castelnuovo e scollina, sa che ha già guadagnato qualcosa che va ben oltre il dato sul ciclocomputer.