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L’IA scrive abbastanza bene? Può sostituire chi lavora con le parole? È davvero creativa? Minaccia la letteratura, il gi...
04/09/2026

L’IA scrive abbastanza bene? Può sostituire chi lavora con le parole? È davvero creativa? Minaccia la letteratura, il giornalismo, l’editoria, l’insegnamento? Sono domande che toccano condizioni materiali del lavoro culturale, diritti d’auto re, modelli economici e forme della produzione simbolica, e dunque necessarie.

Eppure queste domande, proprio perché necessarie, rischiano di lasciare in ombra un passaggio decisivo: l’intelligenza artificiale non è soltanto un oggetto tecnico da analizzare, ma un campo attraverso cui leggere alcune trasformazioni profonde della cultura contemporanea.

Tutta un’altra storia non si limita a interrogarsi su che cosa accade quando le macchine comin ciano a scrivere, ma assume questa domanda come accesso a un problema più ampio: che cosa diventa il racconto quando la facoltà di generare testi, trame, personaggi e mondi pos sibili non appartiene più in modo esclusivo all’essere umano?

La paura della sostituzione accompagna ogni salto tecnologico che investe il lavoro culturale, specialmente quando tocca professioni già fragili, schiacciate da economie editoriali instabili e da una sistematica sottovalutazione delle competenze simboliche.

Eppure l’interrogativo “l’IA scriverà al posto nostro?” rischia di essere una falsa questione, perché concentra l’attenzione sulla sparizione dell’autore mentre la mutazione più concreta riguarda la trasformazione del processo di scrittura.

La scrittura generativa non cancella l’autrice o l’autore: li colloca in un ambiente operativo in cui il testo prende forma attraverso l’attrito tra intenzione umana e risposta macchinica.

Al centro del percorso di Allione e Milanesi attraverso il tema delle artificial humanities c’è la comprensione che le scienze umane non arrivano dopo la tecnologia, ma dentro le condizioni culturali in cui essa prende forma.

In particolare, possiamo dire che l’utilità delle scienze umane consiste nel portare dentro la tecnica una comprensione più precisa delle forme culturali che la tecnica mobilita.

Non si tratta di aggiungere, a posteriori, uno sguardo critico o un correttivo etico a sistemi già costruiti, ma di riconoscere che ogni scelta progettuale contribuisce a definire il tipo di esperienza che l’utente farà della macchina.

L’IA potrà ampliare lo spazio della sperimentazione solo se non ridurremo la scrittura a produzione efficiente di contenuti.

Potrà diventare un ambiente di immaginazione mediata solo se sapremo difendere la lentezza del giudizio dentro dispositivi progettati per accelerare.

Potrà aprire possibilità narrati ve nuove solo se continueremo a riconoscere che il valore di una storia non sta nella sua generabilità, ma nella responsabilità
del senso che decide di assumere.

Questo libro invita a entrare in tale campo senza scorciatoie, assumendo l’intelligenza artificiale generativa come una trasformazione della nostra ecologia narrativa.

Le macchine non hanno preso il posto delle storie; hanno reso più evidente la trasformazione delle condizioni in cui le storie vengono prodotte, riconosciute e condivise.

Da qui occorre ripartire, dalla responsabilità di comprendere che cosa vogliamo fare della nostra capacità di raccontare quando essa può essere sostenuta, simulata e moltiplicata da sistemi artificiali.

Raccontare resta un modo di dare forma all’esperienza e di assumerne il senso dentro uno spazio comune.

Nell’epoca dell’IA generativa, questa responsabilità non si indebolisce, diventa semplicemente più evidente.

Dalla prefazione di Giovanni Boccia Artieri.

Fabrizio Allione
Riccardo Milanesi
Tutta un’altra storia
Come cambierà l’arte di raccontare storie,
ora che anche gli algoritmi scrivono favole?

In libreria dall'8 settembre

02/09/2026

Giorgio Chinnici con Codice Edizioni.

02/09/2026

La di settembre su IBS.it 📚

Marta Paterlini arriva a Mantova ospite di Festivaletteratura. Nell'aula magna dell'università presenterà LA PELLE CHE P...
01/09/2026

Marta Paterlini arriva a Mantova ospite di Festivaletteratura.

Nell'aula magna dell'università presenterà LA PELLE CHE PENSA assieme a Silvia Lazzaris.

Sarà un viaggio tra scienze, storia e filosofia per farci capire l’importanza del senso del tatto come bisogno biologico primario.

📅 domenica 13 settembre
🕛 h. 12:15
📌 Aula Magna dell'Università
Via Angelo Scarsellini, 3/A - Mantova
🎟️ 7,50 €

Raccontiamo storie in ogni momento. 🧚🏻Al bar con amici e amiche, al telefono, persino in un colloquio di lavoro: crediam...
31/08/2026

Raccontiamo storie in ogni momento. 🧚🏻

Al bar con amici e amiche, al telefono, persino in un colloquio di lavoro: crediamo di riportare i fatti ma li stiamo selezionando e ordinando.

Le storie ci permettono di cooperare, di dare senso alla nostra esperienza, a volte di manipolare la realtà.

Oggi, tuttavia, non siamo più i soli capaci a farlo: anche le macchine sono in grado di raccontare, pur se in forma imperfetta, consumando risorse e con implicazioni etiche aperte.

Più che un nuovo medium, l’intelligenza artificiale generativa è un’attrice che finge di agire come un soggetto attivo, ridefinendo così i concetti stessi di creatività e immaginazione.

Partendo da una panoramica sulle discipline narratologiche che da decenni studiano il rapporto tra l’Homo sapiens e le storie, Allione e Milanesi estendono il dibattito sull’intelligenza artificiale all’ambito narrativo, introducendo la prospettiva delle nuove artificial humanities: un campo di studi che esplora i potenziali contributi delle scienze umane nella comprensione e nello sviluppo dell’IA.

Accanto alla cornice teorica, il libro entra nel vivo delle pratiche: prompting, co-writing e le trasformazioni che stanno investendo l’editoria e il lavoro creativo.

A partire da esempi concreti di macchine che diventano co-autrici, si arriva agli agenti narrativi che aprono uno scenario inedito in cui il rapporto con l’IA comincia ad assumere caratteristiche che riproducono una vera e propria relazione.

Fabrizio Allione
Riccardo Milanesi
Tutta un’altra storia
Come cambierà l’arte di raccontare storie,
ora che anche gli algoritmi scrivono favole?

Prefazione di Giovanni Boccia Artieri

In libreria dall'8 settembre

Sere d'agosto 🌇
28/08/2026

Sere d'agosto 🌇

28/08/2026
COS’ È UN AGENTE NARRATIVO? 🤖Nel linguaggio tecnico, un agente artificiale è un sistema computazionale che percepisce l’...
28/08/2026

COS’ È UN AGENTE NARRATIVO? 🤖

Nel linguaggio tecnico, un agente artificiale è un sistema computazionale che percepisce l’ambiente circostante (digitale o fisico che sia) e agisce in modo autonomo per raggiungere determinati obiettivi.

La caratteristica distintiva non è la complessità tecnologica, ma l’autonomia: un agente non si limita ad aspettare che gli venga dato un comando, ma ha una propria agency, una capacità di prendere iniziative per perseguire i propri scopi.

Un filtro antispam che decide quali e-mail bloccare è un agente semplice: percepisce il contenuto dei messaggi in arrivo e agisce (blocca o lascia passare) secondo criteri predefiniti.

Un’automobile a guida autonoma è un agente complesso: percepisce continuamente la strada attraverso sensori e telecamere, elabora le informazioni e decide quando frenare, svoltare o accelerare.

Anche i personaggi non giocanti (NPC) nei videogiochi moderni sono agenti: percepiscono le azioni del giocatore e reagiscono secondo comportamenti programmati, simulando decisioni proprie.

Il punto chiave è proprio questo: l’agente è terribilmente bravo a far credere di possedere una propria intenzionalità.

Non aspetta istruzioni per ogni singola azione, ma persegue obiettivi in modo indipendente.

È questa capacità di iniziativa che lo distingue da un semplice programma esecutivo.

E qui entra in scena una categoria particolare di agenti artificiali: gli agenti narrativi.

Questi sono agenti specializzati non nel risolvere task pratici, ma nel costruire e mantenere relazioni attraverso la narrazione.

Non solo sono autonomi e proattivi, ma sono dotati di personalità definite, memoria narrativa estesa e obiettivi relazionali.

Il loro scopo non è informare o eseguire compiti, ma intrattenere, coinvolgere, accompagnare l’utente in una storia condivisa che si sviluppa nel tempo.

In altre parole, se interagire con un chatbot tradizionale è come consultare un dizionario parlante, e un agente generico è come avere un assistente digitale che anticipa i vostri bisogni, un agente narrativo è come trovarsi un compagno di viaggio che vi racconta storie, ricorda i vostri segreti e costruisce con voi una relazione che ha un proprio sviluppo, le proprie trame, i propri significati.

Questo è un agente narrativo: un sistema di intelligenza artificiale conversazionale concepito come un vero e proprio personaggio con cui l’utente può instaurare un rapporto continuativo e creativo, anziché una semplice interfaccia di domanda-risposta.

Questa evoluzione segna il passaggio dall’interfaccia al personaggio, in cui l’IA cessa di essere un mero strumento per diventare un soggetto narrativo a tutti gli effetti.

Se Siri o Alexa sono progettate per scomparire dietro la funzione, l’agente narrativo si mette invece in scena, diventa presenza.

La sua personalità non è un effetto collaterale, ma il cuore stesso dell’esperienza.

Fabrizio Allione
Riccardo Milanesi
Tutta un’altra storia
Come cambierà l’arte di raccontare storie,
ora che anche gli algoritmi scrivono favole?

Prefazione di Giovanni Boccia Artieri

In libreria dall'8 settembre



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