29/01/2026
A 1300 anni fa, il 30 gennaio dell’anno del Signore 726 – quando le Chiese d’Oriente e d’Occidente erano ancora unite – risale il documento di fondazione dell’abbazia della Novalesa («Novalux, nuova luce») in Valle di Susa, dedicata ai Santi fratelli Pietro e Andrea.
di Pier Giuseppe Accornero
Una storia lunga 13 secoli e ricca di cambiamenti: nel monastero si sono succeduti - in fedeltà al Vangelo e alla storia - monaci Benedettini (San Benedetto da Norcia), Cassinesi (Montecassino) e Sublacensi (Subiaco), Cistercensi (abbazia di Citeaux, Certosa) e Trappisti (Cistercensi di stretta osservanza). «La pergamena che fondò l’Europa: in 43 righe 1300 anni di storia custoditi nell’archivio di Stato. Il monastero benedettino non solo un luogo di preghiera, ma un centro pulsante della civiltà europea» scrive Andrea Parodi su «La Stampa».
I primi monaci seguono la «regula mixta» di San Colombano e di San Benedetto. Dalla Novalesa, dove è abate dall’817, Benedetto d’Aniane – su richiesta di Ludovico il Pio - comincia l’opera di unificazione dei monasteri imponendo la regola benedettina. Questo fa della Novalesa il centro propulsore dell’era benedettina che segna il Medioevo ed è celebre per la cultura biblica e teologica, umanistica e scientifica. Sotto Eldrado, abate 820-845, la comunità conosce la maggiore fioritura. Nel 906 i monaci, per scampare alle scorrerie dei Saraceni, fuggono a Torino. Robuste radici spirituali collegano la Novalesa al santuario della Consolata: i monaci fondano l’antica chiesa di Sant’Andrea, tuttora visibile e funzionante nel piano ribassato del santuario.
E fondano l’abbazia di San Pietro a Breme (Pavia), dalla quale nell’XI secolo ripopolano la Novalesa. Ai Benedettini succedono i Cistercensi (1646-1798) quando sono espulsi dal governo piemontese. Poi Napoleone affida la Novalesa ai Trappisti di Tamié in Francia. Caduto Bonaparte, il monastero è ripopolato dai Benedettini che nel 1821 si uniscono alla Congregazione Cassinese. Ma con le leggi del 29 maggio 1855 il governo piemontese, affamato di soldi e di beni, caccia i monaci – sorte toccata a molti ordini religiosi – vende l’edificio che è trasformato in manicomio, come accade anche alla Certosa di Collegno. Nel 1972 il complesso è acquistato dalla Provincia di Torino e affidato ai Benedettini Sublacensi.
Leggi https://www.edizionimille.eu/catalogo/franco-luigi-carena-il-priorato-di-san-pietro-novalesa-726-breme-929-cavallermaggiore-969/ che aggiunge a questa memoria la costruzione dell'abbazia di Cavallermaggiore, della quale è rimasta la chiesa divenuta la ca****la del cimitero.
Un'antica chiesa cimiteriale è l'aggancio materiale per scoprire il Priorato di Cavallermaggiore (CN) che ebbe relazioni con Novalesa e Breme.