MangiaVino Magazine - AIS Friuli Venezia Giulia

MangiaVino Magazine - AIS Friuli Venezia Giulia Mangiavino Rivista bimestrale specializzata in Cultura del Vino e del Cibo in collaborazione con Associazione Italiana Sommelier Friuli Venezia Giulia

"ESSERE QUALCUNO O ESSERE NESSUNO" 📸 Abbonati e leggi l'articolo completo di Matteo Bellotto pubblicato sul numero di ag...
17/09/2026

"ESSERE QUALCUNO O ESSERE NESSUNO" 📸 Abbonati e leggi l'articolo completo di Matteo Bellotto pubblicato sul numero di agosto sul sito www.mangiavino.it

L’odissea della comunicazione nel mondo enologico, tra l’ossessiva rincorsa a un’identità, i social e i valori aziendali. Ma c’è chi alla fine sceglie di fare in proprio, perché in fondo nessun intrattenitore potrà essere migliore di chi il vino lo fa davvero .

Anche il vino come Odisseo compie un lungo viaggio per tornare a casa. L’alternanza delle stagioni fa tessere la tela della vendemmia ogni volta ripartendo; i tanti pretendenti che attendono che la tela sia compiuta si trovano ricacciati dalla loro stessa avidità e, quando torna a casa, Ulisse trasformato dal viaggio non si riconosce più. Ecco, vedete, anche io ora sto cominciando a perdermi tra le parole, in una sinestesia che sta in piedi solo sulla carta e si volatilizza al primo bicchiere. Stiamo inseguendo le storie e non la storia, in un presente che scompare in 24 ore su uno schermo.

Tra Ulisse e Polifemo. Una cosa, tra le tante straordinarie che il poema omerico propone, sta nell’incontro tra Ulisse e Polifemo. Il gigante figlio di Poseidone si ubriaca del vino che gli viene offerto e che a sua volta non offre e questo permette poi ai naufraghi di accecarlo. Per fuggire, ormai in mare, Ulisse, che aveva detto al ciclope di essere Nessuno, per ingannarlo con la sua Metis, tradisce se stesso e pecca di arroganza urlando al gigante il suo vero nome. Per riuscire a fuggire e tornare a casa aveva imparato a essere Nessuno, a rinunciare al suo orgoglio, mentre per essere inseguito e perseguitato lascia spazio all’Ego.

Rincorsa all’identità. No, non temete, non proseguirò oltre con questa introduzione...
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VESTIRE IL VINO  TRA SIMBOLI E IDENTITÀ 🍇 Leggi l'articolo sul numero di Agosto di Marco Cucinotta su www.mangiavino.itT...
11/09/2026

VESTIRE IL VINO TRA SIMBOLI E IDENTITÀ 🍇 Leggi l'articolo sul numero di Agosto di Marco Cucinotta su www.mangiavino.it

Terza puntata del nostro viaggio tra le etichette scelte dalle aziende del Friuli Venezia Giulia. Per attirare i clienti con colori e immagini, ma anche per raccontare una storia.

Nel mondo delle etichette del vino sono a volte i dettagli più semplici a raccontare storie sorprendentemente complesse. Spesso ci si trova di fronte a segni e simboli essenziali che potrebbero sembrare, a un primo sguardo, delle semplici scelte grafiche e che, invece, finiscono spesso per custodire significati più profondi: una memoria familiare, progetti di comunicazione costruiti nel tempo o di nuova ideazione, riferimenti a luoghi e paesaggi che hanno contribuito a definire l'identità di un'azienda. In queste situazioni i significati che si intendono comunicare con l’etichetta non emergono immediatamente. Il simbolo rappresenta una sintesi di un racconto molto più articolato che si svela pienamente soltanto attraverso il vissuto del produttore e l'esperienza di degustazione.

È esattamente questo ciò che accade nelle aziende protagoniste di questa nuova tappa del viaggio di Mangiavino tra le etichette del Friuli Venezia Giulia.

Nel corso degli ultimi decenni molte aziende hanno modificato più volte la propria immagine, adeguandola alle evoluzioni del mercato e alle nuove tendenze della comunicazione. Petrussa ha seguito, invece, una strada diversa. La cantina di Prepotto ha, infatti, mantenuto nel tempo una notevole continuità grafica, conservando gli elementi distintivi che negli anni erano diventati immediatamente riconoscibili per clienti e appassionati.

CHEF KLUGMANN: LA PRESSIONE È UN PRIVILEGIOLeggi l'articolo completo di Marco Ballico pubblicato su www.mangiavino.it✨An...
04/09/2026

CHEF KLUGMANN: LA PRESSIONE È UN PRIVILEGIO
Leggi l'articolo completo di Marco Ballico pubblicato su www.mangiavino.it✨

Antonia, titolare dell’Argine, ristorante stellato Michelin, trasferisce nei suoi piatti una storia personale piena di incroci geografici e culturali, senza cedere alla tentazione dello standard. Come nasce la carta dei vini firmata da Roberto Stella.

Incroci. Di provenienze: papà di origine ebraica e ferrarese, mamma con genitori pugliesi e triestini. E di sapori: la Mitteleuropa con i krapfen, le r**e rosse, il prosciutto in crosta, i crauti, gli gnocchi di pane in brodo. L’Emilia con le lasagne e il ragù. E poi il versante materno: nonna Giuseppina di Muggia e nonno Antonio di Molfetta, il cuoco, molto apprezzato, di famiglia: pesce crudo, tiella di mare alla pugliese, pasta al forno, le polpette come si fanno al Sud.
Antonia Klugmann, e quello che Antonia Klugmann porta nel piatto, viene dalle radici. Non a caso, il menù principale del suo ristorante da una stella Michelin (e da cinque cappelli della Guida ai 1000 ristoranti d’Italia de L’Espresso), L’Argine a Vencò, aperto dal 2014, si chiama “Territorio: vita in movimento”. Perché, spiega, «c’è una relazione tra il luogo fisico in cui mi trovo e lavoro e lo spazio intimo che ha a che fare con i ricordi, con quello che mi circonda, con ciò che mi accade». Un luogo di confine. Tra orti e frutteti, a un passo da un valico di frontiera direzione Slovenia. Un posto del cuore. Ma anche di ferite.

Chef, l’alluvione del novembre scorso vi ha messo in ginocchio. Come ne siete usciti?
È stato un momento difficilissimo non solo per noi, ma per tante famiglie e aziende del territorio colpite dall’alluvione. Noi abbiamo avuto la fortuna di ricevere una straordinaria ondata di solidarietà che non avrei mai immaginato: dalle raccolte fondi organizzate da...

E' uscito MANGIAVINO n. 34 di Agosto 2026! Tanti articoli interessanti da leggere e "assaporare" 🍇🍝 Puoi abbonarti onlin...
28/08/2026

E' uscito MANGIAVINO n. 34 di Agosto 2026! Tanti articoli interessanti da leggere e "assaporare" 🍇🍝 Puoi abbonarti online gratuitamente o alla pregiata versione cartacea qui:
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Mangiavino è oggi una voce riconosciuta e autorevole nel racconto del vino e della cultura enogastronomica italiana. Un progetto editoriale costruito nel tempo, fatto di continuità, credibilità e passione, che lega la rivista ai suoi lettori e ai protagonisti del settore.

DOVE IL VINO PRENDE FORMA 🍷🍇 Articolo a cura di Marco Cucinotta, pubblicato su Mangiavino n.33 www.mangiavino.itSeconda ...
19/08/2026

DOVE IL VINO PRENDE FORMA 🍷🍇 Articolo a cura di Marco Cucinotta, pubblicato su Mangiavino n.33 www.mangiavino.it

Seconda puntata del viaggio tra i vini del Friuli Venezia Giulia attraverso simboli, design e identità. L’etichetta racconta sempre qualcosa che precede il sorso. Ermacora, Muzic e Livon spiegano le loro scelte

In Italia è raro trovare una regione in cui le etichette abbiano una voce tanto riconoscibile e, al contempo, risultino così discrete e poco propense a farsi notare. In Friuli Venezia Giulia sembrano condividere una sorta di disciplina silenziosa: raramente cercano l’effetto scenico, quasi mai cedono all’eccesso, eppure comunicano molto. Dietro una tipografia misurata, una scelta cromatica essenziale o uno spazio bianco lasciato volutamente vuoto, si nasconde spesso una precisa idea di vino e di territorio. Le etichette friulane sembrano assomigliare ai vini che rappresentano: preferiscono profondità e misura alla spettacolarità immediata. La sensibilità mitteleuropea ha lasciato tracce evidenti anche nel linguaggio visivo: caratteri puliti, colori controllati, immagini ridotte all’essenziale. Più che cercare il colpo d’occhio, sembrano inseguire equilibrio e precisione. Ma, dietro questa grammatica comune, esistono storie profondamente diverse. Ogni cantina sceglie un proprio modo di raccontarsi: c’è chi costruisce l’identità attorno al territorio, chi attorno a un segno personale, chi trasforma l’arte in linguaggio visivo. Perché, è bene ricordarlo, senza la propria etichetta ogni bottiglia sarebbe muta.

Tenuta Baroni del Mestri, una realtà che incarna alla perfezione i valori e l'eccellenza del nostro territorio, ha scelt...
10/08/2026

Tenuta Baroni del Mestri, una realtà che incarna alla perfezione i valori e l'eccellenza del nostro territorio, ha scelto Mangiavino Magazine. 🍷
Un incontro tra chi ama raccontare le cose buone e chi le crea ogni giorno con passione. Un sentito grazie a chi continua a credere nella forza delle storie ben fatte.

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VALLE DELL'ISONZO LA TERRA DEI SOGNI Leggi l'articolo di Bruno Cataletto su Mangiavino n. 33 www.mangiavino.itUna passeg...
03/08/2026

VALLE DELL'ISONZO LA TERRA DEI SOGNI Leggi l'articolo di Bruno Cataletto su Mangiavino n. 33 www.mangiavino.it

Una passeggiata nella vigna di Alvaro Pecorari, punto d'incontro dei versanti meridionali del Collio con i plateau glaciali. Uno dei protagonisti della rivoluzione bianchista degli anni Settanta-Ottanta, con la sua Lis Neris invita oggi a cogliere la sfida dei vini più longevi

"Ho sempre pensato che per fare un vino superiore ci voglia un contesto superiore" Mentre pronuncia queste parole il volto di Alvaro Pecorari, proprietario dell’azienda agricola Lis Neris, esprime tutta la convinzione e la passione che questa semplice frase significa. Stiamo camminando fra i filari delle sue vigne a San Lorenzo Isontino, nella valle dell’Isonzo. Fin da ragazzino il nostro viticoltore ha ricevuto dalla sua famiglia, che si è dedicata alla viticoltura fin da quando queste terre erano sotto l’influenza degli Asburgo, quel senso di appartenenza e vocazione indispensabili per distinguersi. Un’eredità rurale di cui è molto fiero.

"SACRISASSI ROSSO, IL VINO DAL PASSO LENTO" Leggi l'articolo completo di Vladimiro Tulisso su www.mangiavino.it 🍷L’uvagg...
28/07/2026

"SACRISASSI ROSSO, IL VINO DAL PASSO LENTO" Leggi l'articolo completo di Vladimiro Tulisso su www.mangiavino.it 🍷

L’uvaggio ideato da Flavio Basilicata e Silvana Forte nel 1994 è sempre andato controcorrente rispetto all’estetica della concentrazione e dell’estrazione che dominava nei Colli Orientali. Schioppettino e Refosco insieme, una scelta che parla la lingua delle colline di Prepotto

Tra i filari di Prepotto, dove le colline si stringono verso il confine e l’aria porta con sé una stratificazione di lingue, storie e culture, l’azienda continua a rappresentare una delle traiettorie più coerenti e, per certi versi, più ostinate del vino friulano. Non è una storia rumorosa. Non lo è mai stata. Piuttosto, è un racconto fatto di scelte nette, di sottrazioni, di un rigore che nel tempo ha finito per diventare identità.

Quando, nel 1982, Flavio Basilicata e Silvana Forte decidono di dedicarsi formalmente alla viticoltura, sono sposi da tre anni e il contesto non è quello che oggi immaginiamo. Il Friuli sta costruendo la propria reputazione internazionale soprattutto sui bianchi, sulla loro precisione tecnica, sulla capacità di intercettare un gusto globale che chiede pulizia, riconoscibilità, immediatezza. In quel quadro, scegliere una strada diversa - più lenta, meno accomodante - significa inevitabilmente mettersi di lato. Una strada lungo la quale si leggevano, indelebili, i passi di Mario Pizzulin, classe 1901, nonno di Flavio da parte di madre, colono ricco di esperienza, curiosità e anche della stima del conte Gabrici, il possidente enologo per cui faticava.

"SABINOT E I PIATTI CHE FANNO WOW" di Marco Ballico, pubblicato su Mangiavino n. 33 di Giugno 2026 👨‍🍳🍝 Abbonati su www....
20/07/2026

"SABINOT E I PIATTI CHE FANNO WOW" di Marco Ballico, pubblicato su Mangiavino n. 33 di Giugno 2026 👨‍🍳🍝 Abbonati su www.mangiavino.it

Il titolare del ristorante Vitello d’Oro, nel cuore di Udine, racconta l’evoluzione dell’arte dello chef. “Io sono autodidatta, mio figlio invece dovrà girare il mondo per fare esperienza. La stella Michelin? Per me era diventata un peso”

Tre pomodori. «Semplici pomodori», precisa Massimiliano Sabinot. Quando però lo chef del Vitello d’Oro, il ristorante più antico di Udine, inizia a parlarti dell’ultimo nato all’interno del menù, scopri che in quel piatto ci sono le tecniche moderne e contemporanee. Sabinot, del resto, diventa capo brigata a soli vent’anni nel locale di famiglia che per un decennio, fino al 1982, aveva conquistato la stella Michelin. Parliamo del Vitello d’Oro di via Valvason, che apre nel 1849 in un edificio del primo Ottocento in parte appoggiato sulla seconda cinta muraria udinese del XIII secolo e che diventa dei Sabinot nel 1987 perché papà Antonio – cameriere lì dal 1964 - e mamma Gigliola decidono per l’acquisto. Quattro anni dopo, in azienda entrano anche i figli Massimiliano e Gianluca, che sarebbero diventati i primi, a fine anni Novanta, a proporre il pesce crudo in città.

Ristorante Vitello D'Oro, Via Erasmo Valvason, 4 – 33100 Udine (UD)
Telefono +39 0432 508982 [email protected]

Foto di Roberto Pedi fotografo

Indirizzo

Udine

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