AlchemillA edizioni

AlchemillA edizioni Alchemilla edizioni è una piccola ma dinamica casa editrice che pubblica libri on line sui più importanti siti di publishing in Italia.

Alchemilla Edizioni è un brand di Alchemilla s.a.s.. Nasce nel 2016 da un'idea di Giuliano e Tatiana sulla scorta della loro esperienza. AE promuove la pubblicazione on line e cartacea di editori emergenti, pubblicazioni sull'ambiente e la natura. Offriamo servizi di ghostwriting, correzioni testi, impaginazioni e tutto quanto serve per pubblicare sul web ed in cartaceo.

22/08/2018

È arrivato un bastimento carico di libri.

22/07/2016

Un gioco di parole nel titolo che unisce i temi principali di questo delizioso romanzo un po’ giallo di Tatiana Ros: l’amore e l’arte. L’ho scelto tra i top 100 gratuiti di Amazon e mi ha appassi…

Oggi, fresco fresco di stampa, "Cuore di tela" è arrivato alla libreria Alibù di Umbertide. Anna e Laura non hanno perso...
21/07/2016

Oggi, fresco fresco di stampa, "Cuore di tela" è arrivato alla libreria Alibù di Umbertide. Anna e Laura non hanno perso tempo, lo hanno subito messo in vetrina. grazie! Libreria Alibu'

18/07/2016
15/07/2016

CAPITOLO UNO
Il mio sconosciuto

“Clea, ti vuole il capo” mi informò Davide rientrando nella stanza.
“Ok, grazie” farfugliai.
Ero concentrata su un articolo divertente quanto inquietante e volevo finire, non mi andava di interrompere il mio lavoro, mi sembrava di avere l’ispirazione e non volevo farla scappare, ma non si poteva dire di no al capo.
La notizia riguardava un ragazzo trovato positivo all’alcol test fuori da una discoteca. Il tipo, per sfuggire alla polizia, aveva strappato a morsi il referto dell’etilometro e se lo era mangiato. Mangiato! Poi, approfittando dello sgomento dei poliziotti, aveva tentato la fuga. Ovviamente era stato subito riacchiappato ma mi chiedevo come si potesse essere tanto ingenui dal credere che un’idea del genere potesse funzionare. E poi che schifo mangiarsi il referto! Doveva essere un ragazzo sprovveduto ma anche coraggioso e di certo ingegnoso, nel senso meno intelligente del termine, però.
Mi rendevo perfettamente conto che quello non era un articolo da premio Pulitzer ma nella piccola testata in cui lavoravo, era una notizia ghiotta paragonata alle solite: il libro di poesie del Professor Taldeitali, le indignazioni sull’aumento della Tari, il nuovo centro polivalente, come a dire… dobbiamo spendere dei soldi e non sappiamo che costruire così facciamo una costruzione adatta a tutto ben sapendo che nella pratica, non sarà funzionale per farci un bel niente.
Salvai il file per andare da Pietro, non potevo farlo aspettare oltre. Attesi quei lunghi secondi in cui quel macinino di PC che avevo in ufficio riuscisse a compiere con successo la semplice operazione.
Cercai di non sbuffare, non volevo che Pietro notasse il mio disappunto poiché il suo ufficio era separato dal nostro da una parete di vetro con delle tapparelle bianche che in quel momento erano aperte. Rispetto a noi, lui aveva un ufficio spazioso ma i colori erano più o meno gli stessi. O meglio, l’assenza di colori era la stessa.
Era tutto piuttosto triste, i desk erano grigi, le cassettiere erano grigie coordinate, l’ampia libreria addossata alla parete era anch’essa grigia ma di una tonalità più scura e neanche per il pavimento si erano sbizzarriti, era fatto da mattonelle quadrate, grandi e… grigie, però di una tonalità molto più chiara, almeno quello. Per rompere quella monotonia avevo tappezzato la mia scrivania di penne colorate, post-it dalle forme insolite e sassi che avevo dipinto insieme al mio nipotino Andrea con colori sgargianti in un pomeriggio trascorso immersi nella sass-art.
Dividevo l’ufficio con altri due giornalisti, uno era Davide, un bravo ragazzo, sempre educato e piuttosto carino, alto, palestrato quanto basta, capelli rasati, occhi scuri e poi c’era Marta, paffuta, con mille pinzette colorate in testa, occhiali sgargianti e tanta gioia di vivere.
Finalmente il macinino era riuscito a salvare il file con successo, mi alzai per andare da Pietro.
Non feci in tempo a fare un passo che… “Oh merda!” sbadata com’ero avevo rovesciato il bicchierino del caffè. Ancora pieno, ovvio.
Arraffai dei fogli in A4 dalla stampante e cercai di pulire il pavimento.
“Clea! Ti muovi?!” sbraitò Pietro.
“Arrivo, arrivo!” scoprii, mio malgrado, che i fogli in A4 non riuscivano ad assorbire il caffè. Mi guardai intorno, non avevo niente per pulire, ma mica potevo lasciare tutto così! Qualcuno poteva scivolare e farsi male e sarebbe stata tutta colpa mia!
“Clea! Allora?! Ti serve un passaggio?!” faceva pure dell’ironia. Di basso, bassissimo livello.
C’era la mia sciarpa, potevo usarla ma… poi il caffè se ne sarebbe andato via dalla lana? La mia sciarpa era di lana? Secondo me era di un materiale non ben identificato visto il basso prezzo che l’avevo pagata. Meglio non tentare.
“CLEA!”
“Arrivo!” dovetti lasciar perdere il caffè per fiondarmi nell’ufficio del capo.
“Sì, eccomi, sono qui.”
“Siediti.”
“Sto bene in piedi, grazie.”
“Sie.di.ti.”
“Ok!”
“Non posso tutte le volte parlare con te lì, in piedi, che ondeggi frenetica da un piede all’altro. Mi irriti quando balletti, e lo sai. Siediti, mettiti comoda e ascoltami.”
Aveva ragione, ero sempre piuttosto agitata, un tipetto tutto pepe, bionda, esile, occhi vispi e celesti, carnato chiarissimo. Non ero albina per un pelo. O forse lo ero ma ne rifiutavo l’idea e gli altri non me lo confessavano per non offendermi.
“Senti…” tornai alla realtà “…a che punto è l’articolo di quel f***e che si è mangiato il referto dell’etilometro?”
“Quasi fatto, pronto fra un quarto d’ora.” Anche meno se non mi avesse interrotto.
“Perfetto, senti… ho un nuovo incarico da darti, dovresti andare a Montino…”
“Mo… che?” mai sentito nominare.
“Montino, è un paese… paesino… molto carino, un borgo… borghetto medievale…” tutti quei diminuitivi mi facevano pensare a quattro case sparse nel nulla, Pietro cercava di indorare la pillola ma l’effetto era stato quello di avermi fatto intuire che quell’incarico non era un granché.
“Ma per le questioni di architettura e di storia c’è Davide!” protestai. Una vocina dentro di me mi stava consigliando di fare di tutto per non andarci.
“No Clea, se mi avessi lasciato finire avresti capito che l’architettura non c’entra.”
“Oh.”
“Ci devi andare perché in questo periodo lì, a Montino, alloggia Edoardo Molinai e tu dev…”
“Eh no… non se ne parla proprio, io non ci vado! Ancora con questa storia di Blue Sky, Blue Sky di qua… Blue Sky di là… io non ce la faccio più e nemmeno i lettori, no, non interessa più a nessuno.”
Sapevo che non era affatto così ma dovevo pur difendermi, continuai: “Non se ne può proprio più con questo Blue Sky… quando basta… basta!”
Blue Sky era un romanzo che aveva letteralmente spopolato e mio malgrado, ero stata incaricata fin dall’inizio di seguire la vicenda.
Avevo intervistato Linda Mottai, la scrittrice, almeno una dozzina di volte, poi il suo autorevole compagno Leonardo Della Torre, un figo pazzesco e anche il figlioletto di due anni e persino il cane Poldo!
Ora mi si chiedeva di fare le valige per recarmi in un paesino sperduto chissà dove per intervistare quell’antipatico del fotografo.
Provai a convincerlo: “Ma scusi, perché dobbiamo fare un servizio sul signor Molinai, lui è solo colui che ha esposto le foto della mostra… lui non c’entra con il libro!”
Edoardo Molinai era un fotografo di fama internazionale, conosciuto per essere piuttosto schivo e a parer mio, anche antipatico, non avevo nessuna voglia di averci a che fare.
“Clea, sai bene che è stata proprio quella mostra su Londra a ispirare la scrittrice che poi ha ambientato il romanzo proprio nei luoghi fotografati da Molinai.”
“Ma scusa… potrei intervistare Della Torre, ci sono molti aspetti che ancora non ho…”
“Piantala Clea! Non puoi intervistare ancora il Dottor Della Torre solo perché ti piace!”
A chi non piaceva quel gran pezzo d’uomo… gli avrei fatto tutte le interviste del mondo, sarei stata in grado di trovare anche domande intriganti sul niente. Ma non potevo certo ammetterlo di fronte al capo.
“Non ti permetto di dire certe cose, a me Della Torre nemmeno piace, non è neanche il mio tipo” bugia, bugia, bugia.
A Pietro scappò un sorriso. La verità era così evidente?
“Ascoltami, hai seguito Blue Sky fin dall’inizio, quindi tocca a te andare a Montino e lavorare con Molinai.”
Un brutto presentimento si impadronì di me: “Che vuol dire lavorare? Non devo intervistarlo?”
“Sì, certo, ma nel contesto… intendo dire che… beh, dovrai trascorrere del tempo con lui mentre lavora per cogliere l’essenza del personaggio.”
Che ca***ta! Pietro aveva il pallino del contesto. Ci spediva di qua e di là perché sosteneva che si doveva scrivere ciò che si viveva. Il vissuto era fondamentale per lui, ma l’articolo su quel pazzo che si era mangiato il referto mica l’avevo vissuto! Malgrado ciò stava venendo benissimo e avrebbe elargito sorrisi e apprezzamenti a destra e a manca. Ero bravissima a inventare luoghi e circostanze, potevo benissimo fare a meno di vivere il pezzo, ma quello che mi preoccupava sul serio era che già sapevo di non avere scelta, non ero mai riuscita a far cambiare idea a Pietro.
Chiesi l’ovvio: “Questo significa che non me la sbrigherò in una giornata… vero?”
“Beh, per ora ti ho prenotato sette notti presso l’hotel Bellavista di Montino poi… vedremo.”
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette notti!
Ero interdetta e Pietro ne approfittò per liquidarmi: “Fa’ un buon lavoro e…”
Un tonfo forte e aspro ci distrasse.
“Ma che cazzo…” sbraitò Pietro.
“Oh mio Dio! È colpa mia… il caffè…” miagolai pentita.
Corsi fuori per verificare chi fosse scivolato, Pietro mi urlò dietro: “Chissà perché certe cose capitano sempre a te!”
Mi difesi: “Se non mi avessi chiamato con tanta insistenza, avrei pulito!”
Era Davide ad essere scivolato: “Ma Clea, ci hai messo anche dei fogli sopra il caffè… il pavimento è chiaro… non si vede… potevi almeno…”
“Scusa scusa… lo so… è che stavo pulendo, poi Pietro…”
Per fortuna non si era trattato di Marta, lei si arrabbiava sempre, diceva che dovevo smetterla di piazzare trappole, mi prendeva in giro puntualizzando che quello era un ufficio e non un centro di addestramento per imparare a schivarle.
Ancora mi rinfacciava quella volta che, secondo lei, le avevo rovinato una foto a cui era molto legata. Ma non era stata colpa mia, era lei che aveva fatto cadere la bottiglia, poi il fatto che io l’avessi incautamente appoggiata in bilico su una matita, era un dettaglio di poco conto.
Davide si massaggiava il fondo schiena ma non si era fatto tanto male. Per farmi perdonare gli offrii un caffè, un buon caffè al bar, non certo quello della macchinetta dell’ufficio.

Nel pomeriggio, feci di malavoglia qualche ricerca sullo stramaledetto Edoardo Molinai. C’era ben poco su di lui. O meglio, tantissimi articoli decantavano la sua bravura, c’erano trattati interi sui soggetti fotografici che sceglieva, sulla sua versatilità come professionista ma non c’era niente su di lui come uomo, come essere umano.
Addirittura non trovai nemmeno una sua foto decente, tutte le immagini presenti sul web, ma proprio tutte lo ritraevano mentre scattava foto, quindi il suo volto era sempre coperto dalla gigantesca macchina fotografica. Mi augurai perlomeno che fosse di bell’aspetto, avrebbe reso più interessante il lavoro.
Malgrado il futile argomento, e cioè il romanzetto di una esordiente, intervistare Della Torre era stato molto, molto intrigante, era veramente una spanna sopra tutti noi e non solo in fatto di intelligenza ma anche di fascino e… che fascino.
Mi augurai che, anche questa volta, accadesse un po’ la stessa cosa ma quella vocina insistente dentro di me mi suggeriva che non sarebbe stato così.
Preparai degli appunti, domande e curiosità, malgrado l’incarico poco lusinghiero, volevo essere preparata, il ritratto della professionalità.

Nuova veste grafica del secondo romanzo di Tatiana Ros "cielo distratto".
15/07/2016

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In anteprima il libro sulla zona speciale di conservazione Natura2000 dei monti Acuto e Corona, scritto da Tatiana Rosci...
15/07/2016

In anteprima il libro sulla zona speciale di conservazione Natura2000 dei monti Acuto e Corona, scritto da Tatiana Roscini.

Pubblicazione di carattere didattico/naturalistico sulla Zona speciale di Conservazione dei Monti acuto e Corona nel comune di Umbertide.

Tra pochi giorni sarà on line su amazon kindle il nuovo romanzo di Tatiana Ros, "cuore di tela".
10/07/2016

Tra pochi giorni sarà on line su amazon kindle il nuovo romanzo di Tatiana Ros, "cuore di tela".

10/07/2016
02/07/2016

Indirizzo

Umbertide
06019

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