29/12/2025
𝐈𝐥 𝐂𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐃𝐨𝐣𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐢𝐭𝐚 - 𝟏𝟒
Di “𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐬𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚 𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐢𝐫𝐨”
KARATE
Ci sono momenti, durante un allenamento o un kumite, in cui il corpo sembra arrivare al limite.
Le gambe non rispondono più, le braccia bruciano, i muscoli chiedono tregua.
La mente grida “fermati!”, eppure qualcosa dentro continua.
Ed è allora che resta solo il respiro.
Ricordo un allenamento di fine giornata, quando le energie erano finite.
Ogni tecnica era più lenta, ogni parata meno precisa.
Sentivo la stanchezza travolgermi, ma poi arrivava l’ordine del Maestro: “Ancora!”.
E in quel momento, tutto quello che avevo era il respiro.
Non pensavo più al pugno, né alla posizione delle gambe.
Inspirare, espirare, lasciarmi portare dal ritmo.
Il corpo si muoveva quasi da solo, guidato da quella corrente invisibile.
Fu lì che compresi: il respiro non è solo un supporto, è la radice della pratica.
Quando il corpo si ferma, il respiro resta.
E nel respiro c’è forza, lucidità, presenza.
Il Karate, a quel livello, diventa un’arte del respiro.
Ogni kiai non è solo un grido, ma un atto che concentra energia e la rilascia.
Ogni pausa tra due colpi è un’occasione per respirare e rinascere.
Quando impari ad affidarti al respiro, scopri che puoi andare oltre i limiti del corpo.
VITA
Fuori dal dojo, quante volte viviamo la stessa esperienza?
Ci sono giorni in cui il corpo non ce la fa più: troppe ore di lavoro, troppe responsabilità, troppi pensieri.
Ti senti svuotato, eppure devi andare avanti.
In quei momenti, se ti affidi solo alla forza fisica o mentale, crolli.
Ma se ti ricordi di respirare, qualcosa cambia.
Ho affrontato riunioni interminabili in cui la tensione era insopportabile.
Eppure bastava un respiro profondo per ritrovare un filo di lucidità.
Ho vissuto discussioni personali in cui il cuore batteva forte e la rabbia saliva.
E proprio in quel momento, scegliere di inspirare invece di rispondere subito salvava la relazione.
Ho conosciuto giorni di crisi in cui tutto sembrava crollare.
E lì, fermarmi a respirare significava non lasciarmi travolgere.
Il respiro è l’unica ancora sempre disponibile.
Non costa nulla, non richiede strumenti, non dipende da condizioni esterne.
È il ponte che ci riporta al presente quando tutto sembra sfuggire.
E quando impari ad affidarti a lui, scopri che anche nelle situazioni più difficili puoi restare in piedi.
INTEGRAZIONE
Il Karate mi ha insegnato che il respiro è il maestro silenzioso che non abbandona mai.
Il corpo si stanca, la mente vacilla, ma il respiro resta.
Allenare il Do significa imparare a riconoscere questa forza invisibile e a usarla come fondamento.
Sul tatami non è un dettaglio tecnico, ma una filosofia incarnata:
il respiro ti radica quando la fatica ti sbilancia,
ti calma quando l’adrenalina ti acceca,
ti guida quando la mente si perde.
Nella vita, vale lo stesso.
Il respiro è il modo più semplice per tornare a te stesso.
È la chiave per distinguere la reazione automatica dalla risposta consapevole.
È lo strumento per trasformare la pressione in presenza.
Viviamo in una società che dimentica il respiro.
Corriamo, lavoriamo, parliamo, ma senza mai fermarci davvero a respirare.
Ci accorgiamo del suo valore solo quando manca: in un affanno, in una paura, in una malattia.
Il Do ci ricorda che il respiro non è scontato: è pratica, è via, è compagno di cammino.
Aprire spazio al respiro significa aprire spazio alla vita.
Ogni volta che inspiri, ricevi.
Ogni volta che espiri, lasci andare.
È un ciclo continuo di accoglienza e liberazione, che ci educa senza parole.
Quando impari a fidarti del respiro, non temi più il limite del corpo.
Sai che dentro di te c’è una sorgente che non si esaurisce con la stanchezza, che non crolla con la fatica.
È questa fiducia che trasforma il Karate in via, e la vita in pratica quotidiana.
APERTURA DI CAMPO
E tu?
Hai mai vissuto un momento in cui non avevi più forze e solo il respiro ti ha sostenuto?
Come ti accompagna oggi il respiro nelle tue sfide quotidiane?
Ti fermi mai ad ascoltarlo davvero, o lo dai per scontato?
Raccontalo: condividere queste esperienze ci ricorda che, anche quando tutto sembra fermarsi, il respiro resta e ci guida.