Lorenzo Paoli

Lorenzo Paoli Il luogo dove imparare ad essere un Marketer tra i più richiesti e pagati sul mercato. Per imparare Questa è una palestra mentale ed emozionale.

Perché non sono singoli eventi di solito a decidere il corso della nostra vita, ma le abitudini mentali ed emozionali che adottiamo.

Quando qualcosa è incoerente con il nostro modo di vedere il mondo, la neghiamo. Quando Vannacci dichiara che "Il femmin...
17/06/2026

Quando qualcosa è incoerente con il nostro modo di vedere il mondo, la neghiamo.
Quando Vannacci dichiara che "Il femminicidio non esiste" utilizza una strategia linguistica e mentale che tutti adoperano, quando vogliono eliminare memorie o azioni incoerenti con chi crediamo di essere.

Eppure, il linguaggio è fatto per specificare, proprio perché la specifica aiuta la descrizione della realtà. Immaginiamo cosa succedesse se un medico dicesse: "il cancro alla prostata non esiste, tutti i tumori sono uguali": la prevenzione e la cura dei tumori peggiorerebbero grandemente, proprio perché abbiamo tolto specificità e, quindi, precisione.

Il femminicidio è chiamato così perché spiega la ragione, la causa della morte della persona e, questo, ci aiuta a prevenirlo. Togliere questa parola significa fare "sparire" un problema e, quindi, anche le possibili soluzioni.

Questa parola dà fastidio a chi vuole il potere su, in questo caso, sulle donne. Cancellare, eliminare, bandire è sempre stata la manovra preferita di chi non ha altri strumenti per vivere in un mondo complesso.

L'educazione alla scarsità, alla desertificazione della vita, è un tratto comune in molte famiglie. Poi ci mettiamo anch...
15/06/2026

L'educazione alla scarsità, alla desertificazione della vita, è un tratto comune in molte famiglie. Poi ci mettiamo anche noi, con i nostri racconti su cui premono giudizi senza pietà sulla nostra incapacità e la vergogna.

La speranza di una rinascita nasce anche dalla volontà che disegna nuovi sentieri di vita e ci spinge là dove non osiamo.

A volte basta solo dire un "voglio" che abbiamo sempre considerato proibito.


Selezioniamo parti di un racconto ben più ampio, per darci una definizione autobiografica. Può essere utile, ma è anche ...
15/06/2026

Selezioniamo parti di un racconto ben più ampio, per darci una definizione autobiografica. Può essere utile, ma è anche pericoloso. Rimpianti, nostalgie, sensi di colpa possono dominare quel racconto e, quindi, definirci come persone che hanno sprecato la vita, che non hanno saputo aiutare la famiglia, che non hanno un futuro, per come è stato il passato.

È allora importante ritornare sui propri passi e raccontare la vita allontanandosi di qualche passo, per vederla tutta, nelle sue delusioni ma anche nei suoi successi, facendo affiorare le nostre competenze e spinte, e non solo le mancanze che potremmo percepire.

Non ho mai incontrato una persona che si definisce un "fallimento" che, in realtà, conserva nella sua storia onorevoli successi e incredibili ritorni.

La nostra società vuole cancellare il dolore: nasconderlo sotto divertimenti e schermi, reel e serie TV. Non si parla di...
04/06/2026

La nostra società vuole cancellare il dolore: nasconderlo sotto divertimenti e schermi, reel e serie TV. Non si parla di dolore. Così si desertifica la vita, che diventa un'enorme rincorsa alla distrazione perenne.

Il dolore è una parte vitale di noi e, come diceva Frankl, una parte da accettare ma soprattutto da ascoltare. Perché quando non ci sentiamo bene con noi, significa che, forse, è il momento di scegliere un'altra strada, dire un primo "no", accettare una nuova scommessa.

Quando raccontiamo la nostra storia di vita, tralasciamo quegli eventi che non sono coerenti ma che rappresentano una tr...
04/06/2026

Quando raccontiamo la nostra storia di vita, tralasciamo quegli eventi che non sono coerenti ma che rappresentano una traccia di un nuovo destino, una svolta a quello che consideriamo un destino già scritto.

Chi si sente un fallimento, ha tracce di successo, chi si sente in colpa per i tanti errori, ha tante storie per cui provare orgoglio.

Da quelle tracce, ci sono le prove che possiamo riscrivere una storia: che il finale non è un destino e che noi siamo ancora i/le protagonisti/e e non solo spettatori e spettatrici di una storia già scritta.

Attraverso il racconto del nostro potenziale possiamo chiuderci dentro un confine inesplorato se non attraverso la paura...
03/06/2026

Attraverso il racconto del nostro potenziale possiamo chiuderci dentro un confine inesplorato se non attraverso la paura di entrare nell'arena della vita.
Possiamo abdicare alla vita, pensando che, oltre quello, non ci sia altro. Ci accontentiamo, decretiamo il nostro limite senza averlo esplorato.

Oppure possiamo vederci come esseri con potenziale, che possono crescere, fare, superare, ritentare. E allora il "posso" diventa messaggio di speranza e di azione. E cambia tutto.

Tendiamo a creare una narrativa dominante quando mettiamo al centro della nostra vita un problema e lo leghiamo alla nos...
03/06/2026

Tendiamo a creare una narrativa dominante quando mettiamo al centro della nostra vita un problema e lo leghiamo alla nostra identità. Alcuni fallimenti diventano, così, un "io fallito", alcune decisioni che non sono andate a buon fine diventano un "io stupido".

Questo tipo di narrazione crea una profezia che si auto-avvera: cominceremo a comportarci come l'identità che abbiamo inventato e, d'altro canto, ci sentiremo come quella identità.

E come vogliamo che si senta una persona che si percepisce come una fallita, o una stupida?

Quando pensiamo al futuro, immaginiamo noi in una narrazione coerente co i nostri desideri e le nostre paure. I sé possi...
03/06/2026

Quando pensiamo al futuro, immaginiamo noi in una narrazione coerente co i nostri desideri e le nostre paure.
I sé possibili non sono infatti solo le identità che desideriamo avere: noi più felici, con più soldi, con un obiettivo raggiunto, ma anche i "noi" che non vogliamo mai diventare.

Nella narrazione dei sé possibili è importante anche considerare quanto crediamo di potere cambiare il nostro percorso e, quindi, quanto pensiamo che un sé possibile sia un progetto e non un destino ormai segnato.

Le abitudini possono diventare velenose routine che danneggiano e fanno soffrire nell'assoluta invisibilità. Le abitudin...
25/05/2026

Le abitudini possono diventare velenose routine che danneggiano e fanno soffrire nell'assoluta invisibilità.

Le abitudini fanno precipitare la mente nell'inconsapevolezza, con il vantaggio di liberare banda mentale per altro e lo svantaggio di automatizzare non ragionare.

Guardare in modo diverso una situazione, osservare un problema con occhi nuovi, spostando i vecchi presupposti, ci permette di ritornare consapevoli di ciò che ci sta accadendo.

Ricominciamo, così, a non dare per scontato ciò che accade e non considerare le sfortune un nostro destino.

Ogni momento possiamo raccontarci un passo diverso. Una possibilità in più. Un svolta. Oppure la narrazione è quella del...
25/05/2026

Ogni momento possiamo raccontarci un passo diverso. Una possibilità in più. Un svolta. Oppure la narrazione è quella del sempre uguale, dell'impossibilità a muoversi, dove il passato è lì a raccontarci un futuro monotono che si fa destino.

I sé possibili sono le persone che potremmo diventare, nel bene e nel male. Sono strade diverse, che decidiamo di sperimentare o di chiudere. Basta dichiarare che "ormai quella strada non è più possibile", spesso usando lo spettro della giovinezza perduta come giustificazione per continuare a procedere su una strada poco amata, ma vista come inevitabile.

E invece esistono molti sé possibili ancora da esplorare, che ci rappresentano molto meglio e che aspettano solo di diventare vita.

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