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Quello di oggi è un omaggio per gli ottant’anni di Stefania Sandrelli, una viareggina doc, una delle attrici più amate d...
05/06/2026

Quello di oggi è un omaggio per gli ottant’anni di Stefania Sandrelli, una viareggina doc, una delle attrici più amate del cinema italiano.

Nata nella centralissima via San Martino in una grande casa che ospitava una famiglia molto numerosa, in cima all’ultima rampa di scale la aspettava sempre il babbo con le braccia aperte, pronto ad abbracciare l’amata figliola.
Crebbe nel secondo dopoguerra nella Viareggio fatta di effervescenza, voglia di vivere, allegria e spensieratezza delle estati balneari e dei carnevali invernali, con gruppi di amici in passeggiata e scorribande in pineta. E in quei pomeriggi di gioventù con il fratello Sergio e gli amici organizzava piccole recite e filmini girati in superotto, quando il cinema non era ancora nei piani ma evidentemente nel destino.

La vita della Sandrelli ebbe una svolta nella primavera del 1961, quando il fotografo Paolo Costa di passaggio a Viareggio le scattò alcune istantanee che attirarono l’attenzione del mondo del cinema. Da quel momento nulla sarebbe stato come prima.
La notorietà arrivò subito con “Divorzio all’italiana”, dove una Sandrelli neanche sedicenne recitò al fianco di Mastroianni stregando una nazione intera. Sempre nel 1961, nell’estate a una serata della Bussola Sandrelli incontrò un grande artista dallo sguardo magnetico, innamorandosene perdutamente. Quell’artista era Gino Paoli, e pure questa storia creò grande scandalo nell’Italia pudica del tempo.

Da quel momento in poi la carriera della Sandrelli non si fermò più, inanellando una serie di film e incontri nella storia del cinema più unico che raro. Musa di registi come Bertolucci e Scola, Sandrelli ha recitato al fianco dei più grandi attori del cinema italiano, da Mastroianni a Gassmann, da Manfredi a Tognazzi, conquistando il cuore e gli occhi degli spettatori con la sua eleganza, la sua vitalità e il carattere spigliato e deciso.

Capace di dire di no a Coppola per “Il Padrino”, Stefania Sandrelli ha attraversato la storia del cinema italiano dagli anni Sessanta fino al Leone d’Oro alla carriera a Venezia nel 2005. Senza mai perdere quel sorriso da ragazza cresciuta in Passeggiata e nella sua amata Viareggio.

Buon compleanno Stefania!

Franco Anichini è stato tante cose, uno dei migliori figli di Viareggio. Storico locale e artista, per lunghi anni profe...
24/05/2026

Franco Anichini è stato tante cose, uno dei migliori figli di Viareggio.

Storico locale e artista, per lunghi anni professore di disegno e storia dell’arte al Liceo Scientifico, Franco è stato amato da generazioni di studenti e concittadini che con lui e grazie a lui hanno imparato a conoscere e apprezzare Viareggio, la sua storia, il Bello, il tutto grazie a una passione vivida, lo straordinario spessore umano e una capacità divulgativa insuperabile. Con le sue lezioni, le conferenze, gli articoli, Franco raccontava ogni angolo di Viareggio con il rigore dello storico e il filtro dei ricordi del “bamboretto”, tutte memorie poi riversate in piccoli libriccini pieni di amore e pure in alcuni filmati di “Viareggio Magazine”, una delle nostre più grandi soddisfazioni.

Franco era capace di coinvolgere tutti con il suo stile serio e ironico e la grande dote di far scorgere la bellezza, l’arte e la storia nei più piccoli dettagli. Era infatti solito dire “basta alzare la testa”: nelle decorazioni, nei particolari di un terrazzo, nelle marginette, nei portoni delle viareggine (come non citare uno dei suoi evergreen, le Casine del Cinquecento), negli strumenti di lavoro dei calafati. Perché è anche nei piccoli dettagli che si annida la Storia, quella da amare e tramandare. Innamoratissimo della sua città e del suo Carnevale, Franco ha dato vita a stagioni indimenticabili allo Scientifico con le mascherate e le carrette, in uno spirito di allegria, generosità e condivisione gioiosa della festa. Quel Carnevale per il quale nel 2004 realizzò pure il manifesto ufficiale.

Ma Franco era pure un fine disegnatore, con incisioni e acqueforti raffinatissime che riportavano a epoche lontane, tutte opere che facevano di lui un vero e proprio artista nella lunga tradizione di pittori, scultori e decoratori che hanno scritto alcune delle più belle pagine della storia di Viareggio. Tutti artisti dal grande passato, spesso dimenticato, che lui non perdeva occasione di far conoscere, riscoprire e apprezzare.

Con Franco se ne va un protagonista prezioso di vita viareggina, sta a noi mantenere vive le sue lezioni e il suo insegnamento d’amore per la nostra Storia, da dove veniamo.

23/05/2026

Ciao Franco...

02/05/2026

Per cinquant’anni ha raccontato gli splendori e le miserie, la cronaca politica e la quotidianità della città, i corsi di Carnevale e i personaggi che hanno fatto la storia di Viareggio. In un lungo viaggio tra televisioni private e sogni di bambino, ricordi delle estati viareggine e gli incontri con personaggi memorabili oggi abbiamo con noi Massimo Mazzolini.

Raccontare una città non è solo cronaca giornalistica. È il ritratto di una comunità.

Benvenuti a una nuova puntata di “Voci di Viareggio”.
Qui sotto trovate il link per vedere l'intera puntata!👇

https://m.youtube.com/watch?v=hpz2wbYgImA&list=PLyQXMFEZ588IsbXS6pOogGzMUgcE2jUW-&index=1&pp=iAQB&fbclid=PAb21jcARitjNleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZA81NjcwNjczNDMzNTI0MjcAAacJSFce6sMpuDa5NrWJw3Yi30uZXD6AFvbytkiGKpAm-hmtnU3WLe1PhBiquA_aem_sOmtGAtZCqWeYm__SUSq_w

Per celebrare questo 25 aprile e l’anniversario della Liberazione vogliamo raccontarvi una storia di grande coraggio che...
25/04/2026

Per celebrare questo 25 aprile e l’anniversario della Liberazione vogliamo raccontarvi una storia di grande coraggio che ebbe come protagonista una giovane ragazza viareggina, Vera Vassalle.

Vera nacque a Viareggio nel 1920 da una famiglia del Marco Polo. Colpita in gioventù dalla poliomielite, si diplomò maestra elementare ma per aiutare economicamente la famiglia in difficoltà diventò un’impiegata di banca.
Quando la Storia bussò alla porta l’8 settembre 1943 Vera non ebbe alcuna esitazione. Entrò così a far parte di uno dei primi nuclei della Resistenza guidato da un’altra delle figure più importanti di questo capitolo di storia viareggina: Manfredo Bertini, che di Vera aveva sposato la sorella.
Bertini per cercare di ottenere le armi necessarie per continuare la guerra contro i nazifascisti progettò di mettersi in contatto con gli Alleati. E chi individuò come messaggera? Proprio Vera, che in quanto donna e claudicante non avrebbe destato alcun sospetto.
Vera partì così in grande incognito e dopo due avventurose settimane di viaggio riuscì ad avere i primi contatti con gli americani, che le proposero di diventare un’agente dell’Office of Strategic Services, il servizio segreto antenato della CIA.
Vera nel gennaio 1944 sbarcò di nuovo in gran segreto a Orbetello e in mezzo a mille pericoli tornò a Viareggio con una preziosissima radiotrasmittente.

Ebbe così inizio la missione chiamata “Radio Rosa”, il servizio di messaggi con cui Vera manteneva i rapporti con gli Alleati. Furono circa trecento i messaggi riguardanti le missioni e i rifornimenti aerei che Vera riuscì a inviare agli angloamericani nel corso del 1944, fin quando una soffiata nel luglio 1944 costrinse Vera e i suoi collaboratori a una fuga precipitosa prima in Lunigiana e poi a Lucca, fino alla liberazione della nostra provincia.
Con la conclusione del conflitto, nel 1946 Vera fu insignita della Medaglia d’oro al valor militare e si trasferì in Liguria, dove diventò maestra elementare e rimase per il resto della sua vita, spegnendosi nel 1985.

È anche grazie a queste piccole grandi storie di coraggio se l’Italia e Viareggio poterono tornare a vivere e sorridere. Grazie Vera.

Quanti come noi?Buona Pasqua a tutti!🐣
05/04/2026

Quanti come noi?

Buona Pasqua a tutti!🐣

Chissà se una sera di quella estate a metà degli anni Venti i due si incontrarono sui viali a mare o durante una passegg...
30/03/2026

Chissà se una sera di quella estate a metà degli anni Venti i due si incontrarono sui viali a mare o durante una passeggiata in pineta.

Il primo, Guglielmo Marconi, il grande scienziato e premio Nobel, aveva scelto Viareggio tra le sue mete di vacanza preferite. Arrivato al largo con il suo elegante panfilo Elettra, era facile incontrarlo sulla Passeggiata, al Royal o a una delle tante serate indimenticabili di quegli anni. Il secondo era un giovane studente di ingegneria a Roma dai capelli scurissimi e gli occhi vivaci.

Con un intelletto brillante che lo spingeva verso l’infinitamente piccolo, Ettore Majorana era indeciso riguardo il proprio futuro, tant’è che poco dopo avrebbe deciso di cambiare corso e iscriversi a fisica. Diventò così un collaboratore di Enrico Fermi e da lì a poco tempo entrò a far parte di quel ristretto numero di studiosi e scienziati che passerà alla storia come «I ragazzi di via Panisperna», un gruppo di menti eccellenti nel campo della fisica teorica e nucleare.

Ebbene, quel giovanotto intelligentissimo e irrequieto nel 1927 passò anche da Viareggio per una vacanza che, come si legge da una lettera mandata al caro amico Gastone Piqué (sulla sdraio nella fotografia in pineta con Majorana al tavolino), fu trascorsa al fresco dei pini a poca distanza dagli eleganti e frenetici viali a mare, al bagno Felice dove affittò una cabina e alle serate musicali del Gatto Nero. Insomma, il giovane Majorana visse appieno le esperienze turistiche della Viareggio anni Venti in una delle sue dorate estati.

Di Majorana è celebre la misteriosa scomparsa del 1938, quando il grande fisico fece perdere le proprie tracce. Fu suicidio? Oppure, con il peso enorme dato dalla fama e dalle responsabilità per le ricerche di fisica nucleare, si ritirò in un monastero, come sostenne Sciascia nel suo libro? Fuggì in Sudamerica, cambiando totalmente vita e lasciandosi alle spalle quella scienza che tanto amava ma che tanto lo oberava?
La scomparsa di Majorana è uno degli episodi più enigmatici e appassionanti del Novecento italiano, probabilmente destinato a rimanere irrisolto come tutti i grandi misteri. E chissà, magari tornò a Viareggio…

Tra gli ultimi vàgeri della tradizione di Viani, lo Skofic era un uomo in rivolta, alla continua ricerca di sé stesso. G...
21/03/2026

Tra gli ultimi vàgeri della tradizione di Viani, lo Skofic era un uomo in rivolta, alla continua ricerca di sé stesso.

Già dalla scelta del nome, poiché era nato nel 1932 come Claudio Andrea Franceschi ma poi negli anni aveva preferito il cognome della madre. Fu un uomo libero e anarcoide che danzò ogni giorno tra triste emarginazione e inquietudini, utopia e sogni infranti. La vita non gli aveva sorriso in gioventù, con una infanzia difficile e il tormentato rapporto con la famiglia, ma anche nei decenni successivi il suo cammino sarebbe stato impervio.

Imbianchino, allievo infermiere, sguattero, lo Skofic visse senza fissa dimora coltivando però un fortissimo amore per la politica. Trovò “casa” dapprima nel PCI, ma anche in quel caso i confini stretti della vita di partito furono un limite che lo condussero poi nella variegata galassia extraparlamentare, da Lotta Continua ai vari gruppetti marxisti-leninisti per poi riavvicinarsi al PCI sul finire degli anni Settanta.

Attivo nella distribuzione del giornale l’Unità e nell’organizzazione delle varie Feste dell’Unità, lo Skofic visse in prima fila le manifestazioni e le proteste di quegli anni al fianco degli emarginati, dei disoccupati e di coloro che in quell’epoca così vicina e allo stesso tempo lontanissima intesserono la propria vita con gli ideali della politica. Proprio tornando da una di queste Feste dell’Unità, luogo di incontri, sogni e ideali condivisi, nel 1984 lo Skofic avrebbe trovato la morte, travolto a bordo della sua bicicletta.

Il suo animo passionale e il suo spirito libero trovarono pure uno sfocio in forme letterarie, dal politico e documentato “Il pasticciaccio. Dossier sul caso Moro scritto da un viareggino” del 1979 a poesie belle quanto amare, come quella vita che non era stata generosa con lui.

"Lungo la via del mare
Un vecchio cercava l’alba
Negli occhi ridenti di un fanciullo.
Ma il fanciullo con occhi di mare nell’alba
Non comprese del vecchio
La sua tristezza, il suo tramonto."

16/03/2026

Continua il nostro viaggio in podcast, iniziato un mese fa insieme alla Chiesa nella Città di Viareggio: un percorso di incontri e conversazioni con chi, ogni giorno, contribuisce a costruire il cuore e la memoria collettiva della nostra comunità.

Oggi incontriamo Antonio Tedeschi, storico medico di base di Torre del Lago.
Un uomo prima che un medico, innamorato della propria terra: il suo lago, i suoi cani, il mare da cui nasce la poesia.

Prendersi cura degli altri non è solo una professione. È un modo di stare nel mondo.

🎙️ Benvenuti in una nuova puntata di Voci di Viareggio.

https://m.youtube.com/watch?v=hYq60QpoMcY&feature=youtu.be

"Ogni creatura umana ha la sua legge; se non la sappiamo distinguere chiniamo il capo invece di alzarlo nella superbia; ...
10/03/2026

"Ogni creatura umana ha la sua legge; se non la sappiamo distinguere chiniamo il capo invece di alzarlo nella superbia; è stolto crederci superiori perché una persona si muove percossa da leggi a noi ignote." Mario Tobino, Le libere donne di Magliano

Un po' di Viareggio in tv. 📺

Debutta stasera la fiction Rai ispirata a "Le libere donne di Magliano", uno dei libri più famosi e discussi di Mario Tobino. La fiction è stata girata in parte a Lucca e nei dintorni.
La guarderete? Fateci sapere le vostre impressioni😉

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