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25/07/2026

Dopo tanti fatti di cronaca, mi sono fatto una domanda: ma la vita ha davvero lo stesso valore per tutti? Secondo me, no.
Ho pianto per l’amico travolto e ucciso da un camion. Ho pianto per il parente vittima del terremoto. Ho pianto per chi è stato travolto dalle tragedie ingiuste della vita. Ma non sono mai riuscito a versare una lacrima per chi è morto di droga, per chi si è schiantato correndo a velocità folli in auto o in moto, o per il criminale colpito dalla polizia o dalla sua vittima durante un reato. Perché?
Lo Stato ha il dovere di garantire a chiunque la tutela della vita e l’accesso ai diritti fondamentali. Questa è la legge. Ma dal punto di vista umano ed etico, c’è chi la propria vita la svaluta da solo e, così facendo, svaluta anche quella degli altri.
I criminali, i tossicodipendenti, coloro che guidano senza rispetto per la sicurezza pubblica svalutano la propria esistenza e mettono a rischio quella altrui.
E la regola deve essere una sola: non puoi pretendere rispetto per la tua vita se sei il primo a non rispettare quella degli altri.

24/07/2026

Proseguiamo con il programma 2027 delle destre europee.
Parliamo di una delle tante porcherie della sinistra: il Green Deal.
È ormai chiaro a tutti che questa formula debba essere smantellata al più presto per ridare ossigeno alla nostra industria. I difensori della transizione ecologica continuano a rispondere ai problemi reali con promesse teoriche a lungo termine, ma i nodi stanno venendo al pettine.
Analizziamo la loro risposta principale e perché si rivela del tutto inefficace: sostengono che la transizione creerà nuove filiere in grado di compensare i tagli nei settori tradizionali. Falso. Alla luce dei fatti si è verificata solo una delocalizzazione selvaggia che ha privato gli Stati europei delle loro industrie. I decantati “posti di lavoro verdi”, che avrebbero dovuto subentrare, nei fatti non coprono neppure una frazione di quelli persi. Il motivo fondamentale, che non è stato minimamente valutato, è che le materie prime non sono in mano agli europei. Lo sviluppo di batterie e tecnologie pulite non sta avvenendo in Europa, ma in Cina: la dipendenza che si sta creando è un macigno ancora più pesante della stessa perdita industriale.
A questo gravissimo danno si aggiunge un’esplosione di direttive, burocrazia e vincoli amministrativi (dalle norme sull’edilizia fino all’agricoltura) che stanno letteralmente massacrando le nostre piccole e medie imprese.
Mettere in ginocchio l’Europa non è stato semplicemente il frutto di incapacità o cecità ideologica, ma il risultato di un progetto pianificato da una sinistra che sta agendo su più livelli, ben oltre i confini del nostro Continente. L’impoverimento programmato delle nazioni occidentali non è un effetto collaterale, ma il mezzo: l’obiettivo reale è la loro destabilizzazione e la conseguente perdita di sovranità. In questo quadro si inserisce anche il fenomeno della sostituzione etnica o dell’affiancamento alle popolazioni europee di popoli il cui background culturale e la comprovata inclinazione alla sottomissione al potere fungerebbero da deterrente contro ogni forma di ribellione o riscatto sociale.

23/07/2026

Dopo i fatti di questi giorni e prima di proseguire nell’analisi del programma delle destre europee, mi soffermo per una riflessione ironica su quella che non è più una sinistra, ma un’alcova di personaggi teatrali, se non fosse per i danni enormi che producono al Paese. Guardiamoli con un pizzico di amara compassione: i professionisti di questa sinistra, ormai minoranza culturale ed elettorale, andrebbero quasi protetti. Pensate alle quotidiane umiliazioni a cui si sottomettono pur di fare carriera, assicurarsi un gettone o un posto blindato in lista: sempre col terrore di non apparire abbastanza allineati, il telefono in mano per ricevere le direttive del giorno e le parole d’ordine da ripetere a memoria. Guai a dissociarsi, guai a sollevare un dubbio sul dogma di turno: chi sgarra viene immediatamente epurato e marchiato come eretico.
Il loro è un copione cinico, scritto al solo scopo di garantire la propria sopravvivenza politica: da un lato la criminalizzazione degli “oppressori”, cioè chiunque produca, lavori e pretenda il rispetto della legalità, dall’altro la difesa a oltranza di qualunque causa ideologica, persino quando significa giustificare chi calpesta apertamente le nostre leggi. Una retorica aggressiva usata come paravento per coprire la totale incapacità di governare i problemi reali.
Liberarsi da questa zavorra ideologica non è una scelta di parte, ma un’esigenza di sopravvivenza: significa restituire all’Italia e all’Europa sicurezza, prosperità e vicinanza a famiglie e lavoratori.
Un Paese affrancato dalle follie del Green Deal, dalla burocrazia punitiva che devasta il tessuto imprenditoriale e dal dogma delle frontiere spalancate, ultima spiaggia di chi, incapace di rappresentare i lavoratori, punta a sostituirli per disperazione elettorale. Senza la morsa di questo conformismo, il merito tornerà a contare più dell’affiliazione al salotto giusto. Demolire questo sistema d’appartenenza significa smettere di subire e rimettere, finalmente, l’interesse nazionale al centro di tutto.

22/07/2026

Un altro grande errore della sinistra, perfettamente integrato nella cultura woke, è la rigida divisione del mondo tra “oppressori” e “oppressi”. Secondo questo schema, i cittadini nativi europei vengono a priori bollati come “oppressori”, mentre le minoranze etniche, religiose o di genere diventano automaticamente le “oppresse”.
Questo perverso meccanismo porta a due conseguenze gravissime:
La fine del merito individuale: Il singolo non viene più giudicato per le sue azioni, il suo impegno o la sua condotta morale, ma esclusivamente per l’etichetta del gruppo a cui appartiene.
L’impunità ideologica: Chi viene fatto rientrare nella categoria degli “oppressi” viene sempre dipinto come una vittima, finendo per essere giustificato o minimizzato anche di fronte a comportamenti che a chiunque altro costerebbero una ferma condanna.
Pensiamo a quanto accade regolarmente nei fatti di cronaca: se a commettere un reato o a opporre resistenza alle forze dell’ordine è un cittadino comune, l’episodio passa sotto silenzio. Ma se lo stesso fatto coinvolge un immigrato o un appartenente a una minoranza, la narrazione ideologica lo trasforma subito in una vittima del “sistema”, scatenando piazze, cortei e accuse preventive contro la Polizia.
Questo doppio standard deve finire: nel nostro modello di società chi sbaglia paga, qualunque sia il suo nome o la sua origine e se è straniero ritorna al suo paesello.

21/07/2026

Apro il testo a un confronto destra /sinistra:
IMMIGRAZIONE:
la destra vuole controllo rigoroso delle frontiere, rimpatri, quote selettive per l’immigrazione regolare, leggi e valori nazionali come requisito per l’integrazione.
La sinistra vuole maggiore attenzione ai diritti dei migranti, canali umanitari sempre aperti, sovvenzioni per l’inserimento sul territorio nazionale dei nuovi arrivati, accettazione del multiculturalismo, il tutto tradotto in accettazione della non integrazione con tutti i problemi che ne derivano.
WELFARE: Destra: Welfare Nativista. Priorità ai cittadini e ai residenti con requisiti consolidati.
Sinistra: accesso prioritario per gli immigrati ai servizi per favorire inclusione e uguaglianza sociale, creando un grande divario fra chi ha sempre lavorato favorendo lo sviluppo del paese e l’ultimo arrivato che riceve più diritti del nativo.
FAMIGLIA: Destra: incentivi alla natalità, sostegno alla famiglia tradizionale e alle politiche demografiche.
Sinistra: riconoscimento di tutte le forme familiari. Accettazione di forme di sottomissione della donna in conformità alle tradizioni culturali, religiose degli immigrati.
SCUOLA: Destra: Promuove una scuola fondata su merito, identità nazionale ed educazione civica, dove chi arriva si adegua alla storia e alle regole del Paese ospitante.
Sinistra: Sostiene un modello multiculturalista che mette in secondo piano l’identità nazionale, rischiando di creare una forma di subalternità culturale in cui si tollerano o giustificano valori distanti dai nostri in nome dell’inclusione.

20/07/2026

Se dovesse affermarsi la destra europea alle prossime elezioni a quali politiche si andrà incontro?
Un po’ per giorno, per non dilungarmi troppo, elenco e spiego alcuni passaggi che ritengo importanti e sostanziali per cambiare la politica in generale e ridare energia alle economie europee.
L’Europa ha cambiato pelle. L’era dell’accoglienza indiscriminata è finita: ecco come funzioneranno i ‘confini protetti’ con la svolta della destra europea. Punto primo: le frontiere si spostano fuori dall’Europa. Richieste d’asilo ed esami dei migranti non si faranno più sul nostro territorio. Si va verso la generalizzazione del ‘Modello Albania’ lanciato dall’Italia, o la creazione di veri e propri hub di rimpatrio in Paesi terzi. In pratica? Chi non ha diritto a stare qui, non toccherà nemmeno il suolo europeo.
Punto due: stop ai passaggi incontrollati tra Stati. Dimenticate la vecchia idea di Schengen: i controlli interni tra i Paesi europei vengono ripristinati per bloccare i movimenti secondari dei clandestini. Contemporaneamente, sulle frontiere esterne arrivano più fondi a Frontex e, dove serve, barriere fisiche e recinzioni. Blindare l’esterno per proteggere l’interno.
Punto tre: la stretta non è solo sugli sbarchi, ma anche sui canali regolari. Arrivano criteri rigidissimi per ottenere i visti d’ingresso e restrizioni severe sui ricongiungimenti familiari. L’obiettivo è chiaro: limitare drasticamente i flussi e permettere l’ingresso solo a chi risponde a rigidi standard di sicurezza e necessità economica.
Sicurezza reale o isolamento? Voi da che parte state? Fatemelo sapere nei commenti.
Domani parleremo di: Politiche Culturali e Sociali: Primato nazionale e difesa dei valori tradizionali.

17/07/2026

Ci troviamo di fronte a una domanda tanto semplice quanto fondamentale: se il primo dovere di un cittadino è rispettare la legge, come definiamo una giustizia che non riesce più a farla rispettare con certezza, tempestività e in modo uguale per tutti? Una giustizia che sembra voler punire il cittadino perché si ribella alla violenza. Una giustizia che sembra reagire con maggiore severità contro chi si difende rispetto a chi ha scelto di violare la legge. Quando un cittadino inizia a domandarsi se rischia più conseguenze lui del criminale che ha di fronte, significa che qualcosa nel rapporto tra giustizia e società si è incrinato.
La difesa di fronte a una violenza deve sempre essere legittima, non possiamo arrivare al punto in cui il criminale viene trattato come il soggetto da tutelare e la vittima come quella da sospettare.
C’è chi sostiene che riconoscere maggiormente il diritto di difendersi significhi trasformare il Paese in un Far West. Io credo che il vero Far West nasca quando il criminale percepisce che violare la legge comporta conseguenze incerte, tardive o poco incisive. Se il rischio della pena appare inferiore al possibile guadagno del reato, è inevitabile che l’effetto deterrente della legge si indebolisca. Per chi vive ai margini della società, per chi considera il crimine una scelta abituale o per chi ritiene di avere poco da perdere, il reato può diventare una normalità. Attualmente, nel contesto sociale in cui viviamo, ci rendiamo conto che LA VIOLENZA VIENE TOLLERATA O ADDIRITTURA PREMIATA DAL GRUPPO DI APPARTENENZA, il rispetto della legge perde valore e il comportamento criminale può trasformarsi in uno strumento di riconoscimento e prestigio.
Adesso deve essere la società a chiedere con forza che il diritto alla difesa venga riconosciuto con maggiore chiarezza e che il cittadino non debba avere più paura dello Stato che del criminale.

16/07/2026

L’ignoranza dei sinistri è immensa e pensare che danno degli ignoranti agli altri accusandoli di islamofobia, d’altronde seguire un’ideologia malata come quella di sinistra offusca la mente.
Mi è stato contestato che in Inghilterra e in Belgio non esistono governi islamici e che il terrorismo jihadista sia ormai un fenomeno del passato, essendo l’ISIS stato sconfitto nel 2019. Inoltre mi è stato detto che gli immigrati musulmani rappresentano solo una parte dell’immigrazione e che parlare di una futura islamizzazione dell’Europa significhi alimentare paure infondate.
La mia risposta è diversa. Non ho mai sostenuto che oggi esistano governi islamici in Europa, né che tutti gli immigrati musulmani siano estremisti. Il punto è un altro: esistono fenomeni documentati di radicalizzazione, comunità che vivono sempre più separate dal resto della società e tensioni che diversi Paesi europei stanno cercando di affrontare. Basta leggere i rapporti dei servizi di sicurezza europei per capire che il problema non è scomparso con la fine dell’ISIS.
È vero che il terrorismo organizzato ha perso forza rispetto agli anni degli attentati di massa, ma la radicalizzazione e il superamento del terrorismo che fa centinaia di morti è stato sostituito da attacchi compiuti da singoli individui e questo continua a rappresentare un tema di sicurezza. Allo stesso tempo, è giusto distinguere tra immigrazione regolare, immigrazione irregolare, integrazione e fondamentalismo, evitando di considerare queste realtà come un unico fenomeno.
Il vero dibattito, quindi, non è se esista oggi un’Europa islamizzata, ma se alcune dinamiche sociali, culturali e di sicurezza devono essere affrontate prima che diventino irreversibili con tutti i problemi che ne sorgerebbero.

15/07/2026

Era il 2004 quando Giancarlo Giojelli per le edizioni Piemme pubblicò il libro dal titolo: “La quarta guerra mondiale, Islam contro Cristianesimo”
Nel libro, l’autore sostiene che sia in corso un conflitto tra l’Occidente e il fondamentalismo islamico, un conflitto che non si combatte soltanto con gli eserciti, ma anche attraverso il terrorismo, la propaganda, la radicalizzazione religiosa, la pressione demografica e lo scontro culturale.
Il libro fu pubblicato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 e da allora di attentati ce ne furono tanti, i più sanguinari: metropolitana di Londra 2005, 52 morti e 700 feriti. 2015 a Parigi nella redazione di Charlie Hebdo 17 morti. Bataclan e allo stadio di Francia 130 morti e oltre 350 feriti. Bruxelles 2016 aeroporto e stazione di Maelbeek 32 morti e centinaia di feriti. Nizza 2016, con camion contro la folla 86 morti. Mercatino di Natale a Berlino 12 morti e decine di feriti. A Manchester nel Regno Unito nel 2017 un solitario si fece esplodere causando 22 morti e 800 feriti.
Poi la strategia divenne quella degli accoltellatori che leggiamo ormai quotidianamente nella cronaca, degli stupratori e violenti di ogni genere per arrivare a quelli che chiamiamo maranza. Ma perché tutto questo, forse non era meglio insinuarsi tacitamente nella società che si vuole conquistare e poi, quando ci si sente forti arrivare al potere?
Sicuramente la jihad aveva come scopo intimidire la politica, ricattarla e minacciarla rendendola innocua per poi avere campo libero.
Attualmente la microcriminalità in generale, i continui stupri, le violenze, gli attentati, e gli accoltellamenti, anche se non derivano da un unico progetto, producono un effetto cumulativo sulla percezione della sicurezza e sulla fiducia nelle istituzioni e sono utili a un unico scopo: impaurire, imporre, sottomettere la società attuale per manipolarla e arrivare a prevaricarla come è successo in Inghilterra, come sta succedendo in Belgio e in quelle nazioni che non hanno il coraggio di ribellarsi.

13/07/2026

Anno 2012. Il ministro della Difesa del governo Berlusconi, Antonio Martino, aveva previsto che nel giro di una decina d’anni il Nord Africa avrebbe avuto una quantità enorme di giovani destinati a emigrare verso le nostre coste in cerca di lavoro e, secondo la sua analisi, anche con l’obiettivo di una progressiva conquista dell’Occidente.
Questo è quanto si sta verificando da alcuni anni. La vera preoccupazione è che una parte di questi giovani sia stata indottrinata a considerare l’Occidente come il “Grande Satana”. Se non si riuscirà a fermare questa dinamica, il rischio descritto è quello di assistere al declino di una società destinata a essere profondamente trasformata.
Di questa invasione è facile colpevolizzare i poteri forti, le multinazionali che hanno bisogno di manodopera a basso costo, ma la vera colpa di tutto ciò è solo di chi non vuole aprire gli occhi e vedere questa verità, la vera colpa deve ricadere su tutte quelle persone fatte convinte che questa invasione è solo accoglienza e che in fondo possiamo accogliere tutti. E’ colpa di chi vota a sinistra senza rendersi conto che sta rovinando il nostro futuro, pertanto diciamoci le cose come stanno i veri nemici non sono coloro che vogliono invaderci e cancellarci, ma di coloro che glielo permettono.
Noi abbiamo un’unica arma con la quale possiamo ancora salvarci ed è il voto, il voto per un governo forte, con la chiara volontà di fermare questa orda selvaggia e riportarci a un sicuro miglioramento delle nostre condizioni di vita.
Ricordiamoci che un comunista senza potere vuole distruggere tutto piuttosto che vedere realizzati progetti non suoi.

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