05/06/2026
SERVE UN DIZIONARIO PER CAPIRE COSA FAI? IL TUO COMUNICATO È GIÀ NEL CESTINO.
"Utilizziamo un framework sinergico basato su algoritmi predittivi per ottimizzare l’efficientamento dei flussi operativi in ottica di transizione digitale."
Se la descrizione della tua azienda o il titolo del tuo ultimo comunicato stampa somiglia a questa supercazzola, allora complimenti. Hai appena scritto il testo perfetto per essere ignorato da qualunque essere umano. E, cosa ancora più grave, hai buttato il tuo budget di comunicazione direttamente nel distruggi documenti.
C’è un vizio terribile che colpisce soprattutto le aziende tech, industriali o operative nei servizi B2B complessi, che chiamiamo la sindrome del linguaggio iniziatico. Molti imprenditori credono che per sembrare autorevoli agli occhi dei media e dei clienti serva usare parole astruse, acronimi incomprensibili e un gergo tecnico che richiede una laurea in ingegneria aerospaziale per essere decifrato.
La realtà è l'esatto opposto, la chiarezza è la massima forma di sofisticazione e di potere commerciale. Mettiti nei panni di un giornalista di una testata economica o di settore. Riceve centinaia di mail ogni mattina, ha esattamente tre secondi per leggere l'oggetto e le prime due righe del tuo comunicato prima di decidere se cestinarlo o approfondire.
Se in quei tre secondi la sua mente deve fare uno sforzo titanico per decodificare la tua terminologia aziendale, la sua mano andrà dritta sul tasto "cancella". I giornalisti non cercano la complessità, ma la notizia , che deve essere immediata, tangibile, comprensibile anche a chi non lavora nella tua nicchia.
L'autorità non si misura da quanti termini tecnici riesci a incastrare in una frase, ma dalla tua capacità di tradurre un processo complesso in un impatto reale.
Smetti di dire COSA SEI, al mercato non importa nulla del tuo "software end-to-end proprietario".
Inizia a dire COSA FAI E PER CHI, spiega ad esempio come riduci del 40% gli errori di fatturazione delle medie imprese manifatturiere.
I sostantivi e i numeri concreti abbattono la barriera dell'attenzione, i tecnicismi autoreferenziali la alzano, ricordalo.