15/03/2022
Una bellissima intervista al nostro caro Fausto… come vorremmo che si esprimessero sempre dei “veri” creativi.
“Ho conosciuto Fausto circa una decina di anni fa, in occasione dell’uscita - o meglio, del progetto di pubblicazione attraverso la nostra On Records Japan - dell’album “Faust’O”. Lo andai a incontrare a Milano e passammo una giornata intera insieme, in giro per la città. Andammo innanzitutto alla Sony, parlammo con i dottoroni della major per riuscire ad avere il permesso di ripubblicare quell’album che faceva polvere da decenni nei loro archivi; alla fine, sia pur con un certo paternalismo ma anche, devo dire, con molta comprensione e un tantino di umanità, ci permisero di fare quello che volevamo. Nonostante non mi conoscesse affatto e ci fossero venti anni di differenza tra noi, Fausto mi trattò praticamente come se fossi un suo vecchio amico: alla mia adorazione e rispetto lui rispose con una totale franchezza e umiltà. Tra una chiacchiera e l’altra facemmo un sacco di piccole pazzie in giro per Milano (città aliena tanto per me quanto per lui), mangiando un tramezzino in un posto dietro al Duomo, correndo tra il traffico impazzito della città, guardando le vetrine e alla fine, tra un pensiero e l’altro, ci divertimmo molto. Lui mi raccontò un sacco di cose, veramente a cuore aperto, e io lo guardavo fisso, lui alto e esile, col volto scavato, e da un certo punto di vista mi faceva anche un po’ pena. Perché pensavo che lui sarebbe potuto diventare veramente una grande star, guadagnare un casino di soldi e essere al posto di tanti co****ni tuttologi, produttori e quant’altro o che così si spacciano oggi, nel mondo dell’arte e della musica italiana. Un artista che aveva e ha le qualità per superare anche (e in parte lo ha fatto, interessando produttori non italiani) i confini nazionali. Ho pensato con grande rispetto che lui, e pochi altri come lui, ha fatto una grande scelta di coraggio per non sacrificare la propria libertà. Preferendo, all’asservimento (sotto il veto di etichette e discografici, televisione e politici), la libertà personale, la libertà creativa, la libertà di esprimere, scrivere e mettere in musica ciò che voleva. Guardo ora quello che scrivono su questi social molti dei suoi “accoliti e discepoli” in merito a questi due anni di pandemia e ora alla guerra russo-ucraina e mi vergogno per loro perché non hanno capito assolutamente niente della sua lezione. Fausto magari può essere e può rimanere incompreso; a volte rivelarsi sinceramente anche un po’ sopra le righe come in alcuni allucinati passaggi di questa intervista; ciò che dice (liberamente opinabile da chiunque, per ca**tà, non siamo fascisti e sicuri della “verità” come molti di voi), argomentato in modo molto dettagliato e non basato su notizie prese in giro per la rete, è vissuto in prima persona. Tutto quello che afferma e che in parte ascoltai anni fa, fa comprendere molto bene un concetto molto semplice: L’arte e gli Artisti possono e devono travalicare ogni tipo di sistema. Spero che questa preziosa intervista serva a e venga letta non soltanto da noi comuni mortali ma anche dai cosiddetti creativi (non) allineati, in giro per questi social. E che li faccia un po’ riflettere su quello che fanno e soprattutto su quello che scrivono; visto anche che, di questi tempi, oltre a essere dei “meri” artisti si tramutano spesso anche in “influenzatori” di massa.
Grazie Fausto, lunga vita a te.
Con affetto
L.M.”
Più che un’intervista, un j’accuse contro il sistema retto da «discografici asini». E poi: gli Afterhours che non sanno suonare e i Litfiba «fintissimi», i viaggi coi funghi e la dittatura sotto cui viviamo