07/25/2026
Si è conclusa presso l'ospedale Sant'Orsola di Bologna l'autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne di origini marocchine morto il 19 luglio durante un fermo di polizia nel quartiere Pilastro. Dai primi rilievi emersi dalla Tac e dall'esame autoptico, i polmoni dell'uomo sarebbero risultati pieni di sangue, con le vie respiratorie fortemente compromesse — un quadro che apre l'ipotesi di un decesso per soffocamento causato dal sangue nelle vie aeree, in un contesto di possibile asfissia da compressione. Secondo alcune prime ricostruzioni, Fakir sarebbe rimasto per circa cinque minuti con il torace compresso contro il suolo mentre gli agenti lo immobilizzavano con fascette ai polsi e alle caviglie, e le manovre di rianimazione sarebbero iniziate mentre l'uomo era ancora bloccato a terra.
L'avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, ha dichiarato: "Non sono un medico legale, ma ritengo che ci possa essere un indubitabile quadro asfittico da compressione. Bisognerà attendere le conclusioni peritali." Di segno opposto la posizione dell'avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo: "L'accurata analisi condotta in sede autoptica non ha fatto emergere alcunché riferibile a un'azione eccessiva o violenta da parte dei due agenti." La Tac ossea, secondo Bordoni, non avrebbe evidenziato fratture. Resta da stabilire se lo schiacciamento riscontrato sia avvenuto mentre l'uomo era in vita oppure sia sopravvenuto durante le manovre rianimatorie post-mortem, e se il sangue nei polmoni sia legato a un eventuale uso di cocaina da parte di Fakir o a compressione eccessiva. La Procura ha assegnato ai periti 90 giorni per gli esami istologici e tossicologici definitivi. Nel procedimento risultano coinvolti, non ancora come indagati formali ma come persone iscritte per accertamenti preliminari, i due agenti di polizia e quattro operatori del 118/Croce Rossa.