America Oggi - Lo Sport del Giovedì

America Oggi - Lo Sport del Giovedì Inserto settimanale sportivo del quotidiano America Oggi, in edicola negli stati di New York, New Jersey e Connecticut

Inserto settimanale di approfondimento sportivo in lingua italiana stampato e distribuito negli Usa. Storie di sport, reportage, analisi ed interviste ai protagonisti

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03/24/2020

In occasione di Juventus-Inter dello scorso 8 Marzo, con gli amici del Caffè Sportivo Social Club di 18th Ave a Brooklyn, nel cuore pulsante di Bensonhurst. Sperando di ritrovarci presto a gioire tutti insieme ed abbracciarci guardando ancora la nostra amata Serie A. (Gianluca Palanca)

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09/14/2019

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America Oggi - Lo Sport del Giovedì
06/01/2016

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America Oggi - Lo Sport del Giovedì's cover photo
06/01/2016

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06/01/2016

HASTA LA COPA
Il Trofeo del Centenario visto da Stefano Borghi di Fox Sports Italia

SARA’ LA 45ª, ma allo stesso tempo la prima. La Copa America Centenario, dal 3 al 26 giugno, metterà di fronte per la prima volta nella storia le migliori 16 squadre appartenenti alle due confederazioni americane: 10 targate CONMEBOL (la federazione del Sud America: Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela) e 6 del CONCACAF (federazione di Nord-Centro America e Caraibi: Stati Uniti, Messico, Costa Rica, Giamaica, Panama e Haiti). Quattro compagini in più rispetto alle canoniche 12 delle fasi finali di Coppa America, per una manifestazione straordinaria annunciata nel 2012 al fine di festeggiare il Centenario della CONMEBOL.
I teatri saranno dieci splendidi stadi sparsi lungo tutto il territorio a stelle e strisce, con almeno 60 mila spettatori di capienza, strategicamente situati in zone a forte concentrazione latino-americana: Pasadena, East Rutherford, Houston, Philadelphia, Foxborough, Santa Clara, Seattle, Orlando, Glendale e Chicago. Per conoscere meglio quello che ci aspetterà nelle prossime tre settimane - in buona parte in concomitanza con Euro 2016, ma con un fuso orario che avvantaggerà il pubblico americano - abbiamo chiesto l’aiuto di una delle voci più amate dagli appassionati italiani di calcio latino: Stefano Borghi, giovane ed appassionato telecronista-giornalista di Fox Sport Italia. Forse uno dei massimi conoscitori - “ma prima di tutto appassionato”, precisa sorridendo - di calcio sudamericano in Italia.
UN’AMERICA LATINA - Quella targata Usa 2016 sarà una Coppa America anomala per diversi motivi. “Il primo - spiega Borghi - è l’evidente scalino che c’è tra le squadre più forti del Sud America e quelle del Nord-Centro America. Ma attenzione, perché questo scalino potrebbe livellarsi a causa del contesto in cui si gioca. Per la prima volta la Coppa America esce dai confini sudamericani, sia climatici che ambientali. E questo insieme di situazioni contingenti potrebbe anche dare adito a qualche sorpresa, che sicuramente contribuirà a livellare quel gap innegabile tra le squadre delle due confederazioni”. Si passerà dagli infernali catini sudamericani agli stadi a 5 stelle degli States, nati per essere a dimensione familiare. L’atmosfera sugli spalti potrebbe però essere diversa solo in apparenza. Secondo Borghi, gli Stati Uniti dovranno accogliere un’ondata di calore sudamericano: “Quando i tifosi latini vedono le loro squadre in campo, sanno essere sempre un fattore determinante, a prescindere che si giochi in casa o al di fuori dei propri confini. Lo spettacolo negli stadi non mancherà di sicuro”.
OCCHIO ALL’URUGUAY - Proviamo a dare subito un lotto di favorite per la Copa America Centenario, puntando facile: Argentina e Brasile (immancabili), più il Cile (vincitore della Coppa America 2015). Ma Stefano Borghi ammonisce: “Mai tirare fuori dal plotone delle favorite l’Uruguay! Per la storia che accompagna la Celeste - basta guardare l’albo d’oro della Coppa America, che la squadra attualmente allenata da Tabarez domina con 15 successi - ed anche più semplicemente per i valori assoluti della squadra. Nel mio podio delle favorite l’Uruguay c’è sempre. Il Cile lo metterei un passo indietro, assieme alla Colombia”.
Il “Maestro” Tabarez è non a caso l’allenatore che da più tempo siede sulla stessa panchina tra quelli in lotta per la Copa America Centenario, da dieci anni alla guida dell’Olimpica e con due frecce ulteriori al suo arco da non sottovalutare: “Al netto dell’infortunio di Suarez (che dovrebbe tornare disponibile dopo la fase a gironi, ndr), il Pistolero rientrerà in campo internazionale con la maglia dell’Uruguay dopo due anni di assenza dalla squalifica seguita al morso a Chiellini ai mondiali 2014 - ricorda Borghi - e, se vogliamo badare anche al profano, in Sud America c’è quella che viene definita una mistica della Celeste. L’Uruguay, finché non viene eliminato, ammesso che venga eliminato, è una squadra sempre pericolosa. Ci basta prendere in considerazione la coppia d’attacco Cavani-Suarez e quella di centrali difensivi Godìn-Giménez, per avere una misura della caratura assoluta di quella che è di fatto la spina dorsale della squadra”.
CRISI BRASILE - Favorita sì, ma allo stesso tempo protagonista di quella che è “la più grossa crisi del calcio carioca degli ultimi 50 o 60 anni probabilmente”. Borghi non usa mezze misure per descrivere la situazione della Seleçao, che sotto la guida di Carlos Dunga scenderà in campo nella Copa America Centenario senza la sua stella più luminosa, Neymar. Il perché è noto ormai da diverse settimane: il Barcellona ha negato al suo numero 9 la possibilità di indossare la maglia della Nazionale sia per la Copa America che per le successive Olimpiadi brasiliane, obbligandolo a scegliere una sola competizione. E, tra le due, O’Ney ha deciso di provare a sfatare il tabù dell’oro olimpico, unico successo che manca alla selezione calcistica brasiliana. “I nomi al Brasile non mancano di certo - chiosa Borghi - soprattutto sugli esterni, con Willian e Douglas Costa (infortunatosi nelle scorse ore e rimpiazzato da Kakà, ndr) che sono giocatori di altissimo profilo, così come buona parte della difesa. Ma al Brasile manca qualcosa in mezzo al campo, oltre ad un vero e proprio terminale offensivo”. I verdeoro hanno infatti inserito in lista solo tre attaccanti puri: Hulk, Gabriel e Jonas.
La crisi del movimento brasiliano affonda le radici nell’ultimo decennio e - ci ricorda la voce di Fox Sport Italia - “al di là del ricambio generazionale, la Federazione brasiliana ha combinato un pasticcio con il caos dei fondi di investimento (un’inchiesta giornalistica fece emergere come la stessa Federazione avesse firmato accordi affinché le liste dei giocatori convocati in Seleçao dovessero soddisfare i criteri stabiliti dai partner commerciali, che dovevano a loro volta trarre profitto dal valore economico di giocatori su cui vantavano i cosiddetti TPO, ‘Third Party Ownership’, ndr). Nel giro di pochi anni il patrimonio tecnico e qualitativo della nazionale è stato in gran parte smantellato”.
ARGENTINA CONTRO SE STESSA - “Se non vince neanche quest’anno, per l’Argentina serve solo un parere da bar Sport: è vittima di una maledizione!” Stefano Borghi liquida così la questione Albiceleste, vera favorita della competizione. Una squadra indubbiamente sicura di sé e dei propri mezzi, ma che “è il più grosso paradosso calcistico degli ultimi venti anni. È assolutamente inconcepibile che una squadra del genere, con quell’alternarsi di talenti, non vinca nulla dal 1993. Il primo nemico dell’Argentina è se stessa”. Otamendi, Rojo, Roncaglia, Mascherano, Pastore, Aguero, Lamela, Di Maria, Lavezzi e, ovviamente, Gonzalo Higuain e Leo Messi. Pelle d’oca solo a nominarli tutti assieme. “E attenzione - ricorda Borghi - perché Higuain allo stato attuale delle cose non parte neanche tra i titolari intoccabili del Tata Martino. Sulla carta l’onda di questa stagione potrebbe spingerlo verso un posto in prima linea. Ma di fatto Gonzalo Higuain in Copa America ha più di qualcosa da farsi perdonare”, e il riferimento va a quel calcio di rigore spedito in curva nella finale 2015 contro il Cile.
Certo, se poi il Pipita decidesse di farsi perdonare in Nazionale così come ha fatto nel Napoli - dopo l’altro rigore sbagliato contro la Lazio che costò la Champions ai partenopei - allora l’unico problema di Martino sarebbe quello già ben noto dell’abbondanza offensiva. D’altronde quale nazionale si potrebbe permettere di lasciare a casa uno come Paulo Dybala?
RIVOLUZIONE CILENA - La rivincita albiceleste potrebbe essere di scena ben presto nel gruppo D, di cui l’Argentina fa parte assieme al Cile. Le due squadre si affronteranno infatti già nella prima giornata di Copa America Centenario. Ma stavolta la Roja partirà un passo dietro Argentina, Brasile e Uruguay, soprattutto a causa dei bruschi avvenimenti extra agonistici degli scorsi mesi. Lo scandalo Fifa che ha coinvolto alcuni vertici federali, e il caos compensi che ha travolto il ct Sampaoli - dimessosi ad inizio 2016 - hanno lasciato il segno su una rosa di indubbio valore. “Non possiamo non considerare tra le favorite una squadra che ha in rosa giocatori offensivi come Alexis Sanchez, Vidal, Pinilla e anche Fabian Orellana, reduce da una stagione strepitosa al Celta Vigo in Spagna. D’altra parte credo anche che il nuovo ct Juan Antonio Pizzi sia un allenatore ingiustamente sottovalutato, e che con qualche spinta in più avrebbe avuto spazio e gloria maggiore. Ma i campioni in carica - conclude Borghi - pagheranno di sicuro qualcosa per la piccola rivoluzione post-Sampaoli”.
LA COLOMBIA E GLI “ITALIANI” - Quando chiediamo una possibile outsider, Borghi non ci pensa due volte: “La Colombia potrebbe essere la vera sorpresa. È una nazionale in crescita esponenziale, che sta attraversando un momento in cui ha in campo una generazione calcistica all’apice del proprio potenziale. Mi piace poi sottolineare la figura di Josè Pekerman, allenatore di altissimo profilo. Non possiamo mettere la Colombia tra le favorite assolute, ma tecnicamente fatico a considerarla inferiore a Brasile e Uruguay”. Anche se “sperimentale” - così l’ha definita il ct argentino dal 2012 alla guida dei Cafateros dopo aver lasciato a casa a sorpresa qualche big come Muriel e Jackson Martinez - la Colombia proverà a mostrare ancora quanto di buono fatto vedere in tecnica e intensità negli ultimi anni. Non solo Carlos Bacca e la stella James Rodriguez, ma anche i meno noti Dayro Moreno, Roger Martínez e Marlos Moreno.
Ci saranno poi 14 “italiani” in Coppa America, giocatori che hanno militato nella scorsa stagione in serie A: 4 proprio nella Colombia (Murillo, Zapata, Cuadrado e Bacca), 3 nell’Argentina (Higuain, Biglia e Roncaglia) e nel Cile (Medel, Mati Fernandez e Pulgar), e 2 rispettivamente nel Venezuela (Rincon e Martinez) e nell’Uruguay (Silva e Vecino). Borghi pone l’attenzione proprio su quest’ultimo: “Non so se Matìas Vecino (centrocampista della Fiorentina, ndr) sarà il migliore della pattuglia di giocatori provenienti dalla Serie A. Ma serviva tantissimo alla propria nazionale un uomo in quella posizione, e Vecino nel corso degli ultimi due anni è cresciuto tantissimo. Il centrocampo poteva essere un limite enorme per la Celeste di Tabarez, e Vecino è andato a colmare quasi scientificamente quel vuoto”.
USA SPAVALDI - Gli Stati Uniti di Jurgen Klinsmann saranno nel girone con Colombia, Costa Rica e Paraguay, e per la truppa a stelle e strisce il passaggio della fase a gironi è una tappa obbligata, ma non così scontata. I ranking FIFA, per quanto labili, mettono la Colombia in primissimo piano per il passaggio del turno, mentre Usa (34° posto), Costa Rica (41°) e Paraguay (56°) lotteranno presumibilmente alla pari per incrociarsi nei quarti con la vincente del gruppo B, quello del Brasile.
Klinsmann palesa sicurezza in questi giorni e davanti alle telecamere azzarda addirittura un sorpasso della Copa America Centenario su Euro 2016: “C’è più qualità qui, e con le sedici Nazionali, questa competizione sarà meglio del campionato europeo allargato a ventiquattro”. Chissà se il ct americano avrà dato un’occhiata alle quote, che danno chiaramente favorita l’Argentina (3.15), seguita a ruota dal Brasile (4.50) e che mettono addirittura sul terzo gradino del podio i suoi Stati Uniti (quota 7), secondo i bookmaker addirittura più in forma del Cile dato a 8.
Un podio per gli statunitensi sarebbe una vera e propria consacrazione a livello mondiale, che probabilmente smorzerebbe in patria le polemiche sui maxi-premi milionari alla squadra dopo l’eliminazione agli ottavi ai Mondiali 2014.
In rosa per gli States occhio al 17enne Christian Pulisic, trequartista del Borussia Dortmund, e a Michael Bradley, l’ex centrocampista della Roma.
Borghi non si azzarda in paragoni arditi: “Le differenze tra calcio europeo e sudamericano sono note. Quello che possiamo dire è che per gli appassionati di calcio questa estate offre il miglior menù possibile. Parallelamente vedremo le due competizioni continentali per la prima volta in formato allargato, dato che scenderanno in campo le migliori 40 squadre del mondo contemporaneamente (ai mondiali 2018 parteciperanno le migliori 32, ndr)”.
VICENDE DI SPORT - Il resto della Copa America Centenario sarà affidato a storie di gregari, o forse anche a qualcosa di molto più grande. Come quella della Costa Rica, il cui portiere Keylor Navas ha alzato pochi giorni fa la Champions League col Real Madrid; o la Giamaica di Wes Morgan, che da capitano del Leicester ha compiuto forse un miracolo sportivo ancora più grande. Un miracolo come potrebbe essere la vittoria di Haiti, quotata 1 a 500, o il riscatto del Venezuela, che con un Paese sull’orlo della crisi sociale - nei negozi mancano ormai anche i beni di prima necessità - ripone nella squadra di Dudamel orgoglio e voglia di rivalsa, in un girone impossibile con Messico e Uruguay.
Impossibile non concludere la lunga chiacchierata con Stefano Borghi con una suggestione, calendario alla mano. Il Brasile, nel gruppo B, giocherà alcune delle sue partite al Rose Bowl di Pasadena. Uno stadio che per la Seleçao significò il quarto trionfo mondiale, e che a tutti gli italiani ricorderà invece le lacrime di Franco Baresi e il rigore calciato alto nel cielo bollente della California da Roberto Baggio a Usa ’94. “Tutti hanno i propri fantasmi da esorcizzare - ricorda Borghi senza nascondere una smorfia di dolore nella voce - e più di tutti forse il Brasile avrà probabilmente la testa da un’altra parte. Alle Olimpiadi, per cercare di colmare quel vuoto in bacheca che è la loro ossessione “. E chissà che, nel vuoto mentale che i carioca potrebbero lasciare in Copa America Centenario, non si vada ad inserire una nuova inattesa storia di calcio da tramandare ai posteri.

MADE IN ITALYCON LA Double W, l’accoppiata Walter (Mazzarri)-Watford, l’Italia cala il poker di allenatori in Premier Le...
05/27/2016

MADE IN ITALY

CON LA Double W, l’accoppiata Walter (Mazzarri)-Watford, l’Italia cala il poker di allenatori in Premier League. Claudio Ranieri, fresco di titolo con il suo Leicester, comanda la colonia; con lui nella prossima stagione ci saranno Francesco Guidolin (Swansea), Antonio Conte, che dopo l’Europeo passerà dall’azzurro della Nazionale al Blues del Chelsea e, appunto, Mazzarri.
L’ex tecnico di Napoli e Inter sarà l’undicesimo italiano a guidare un club di Premier League.
Con questo poker, i tecnici di casa nostra sono i più numerosi dopo gli inglesi (cinque manager nel prossimo campionato, mercato permettendo) e il 2016-17 sarà l’annata d’oro per i nostri colori in Premier League, visto che nel 2009-10 ci eravamo fermati a tre con Ancelotti sulla panchina del Chelsea, Mancini su quella del Manchester City e Zola al West Ham. La vittoria clamorosa delle Foxes di Ranieri e la salvezza conquistata da Guidolin allo Swansea hanno rilanciato la scuola italiana in Inghilterra, ma il legame tra il Paese che diede i natali al football e i nostri allenatori parte da lontano.
L’ultimo arrivato è quindi Walter Mazzarri che così, dalla prossima stagione, interromperà il riposo seguito all’esonero dall’Inter nel novembre 2014.
Il 54enne allenatore livornese, che ha firmato un contratto sino al 2019 a partire dal prossimo luglio, subentra allo spagnolo Quique Sanchez Flores che, a sua volta, aveva rilevato la panchina dei “Calabroni” lo scorso anno dopo la promozione dalla Serie B inglese. Il Watford, va ricordato, appartiene alla famiglia Pozzo che ha appena ceduto il Granada e che detiene la proprietà dell’Udinese.
Raggiunta la salvezza con il 13/o posto (oltre alle semifinali di Fa Cup), lo spagnolo ha parlato di “differenze di vedute” con la proprietà riguardo ai risultati conseguiti. Che, evidentemente, non gli sono stati sufficienti per ottenere la conferma. Mazzarri, dunque, sarà l’ottavo manager del Watford in quattro anni, ovvero dall’arrivo dei Pozzo al vertice del club giallonero.
Claudio Ranieri può godersi ora il trionfo in Premier con il piccolo Leicester, l’impresa più sorprendente di un tecnico italiano all’estero. L’allenatore romano, che sogghignerà pensando al tormentone “zero tituli” di Mourinho cacciato dal Chelsea nell’anno della sua impresa, ci è arrivato dopo una lunga e lusinghiera carriera in cui ha raccolto consensi ma poche soddisfazioni all’estero con una Coppa di Spagna, una Supercoppa Uefa e l’Intertoto vinte col Valencia. Ma lo scudetto della Premier è l’apice della sua carriera in un anno in cui Francesco Guidolin ha ben meritato salvando in corsa lo Swansea e Gianni De Biasi si appresta a guidare l’Albania alla fase finale degli Europei.
Il Made in Italy è una qualità apprezzata in panchina mentre in campo i calciatori italiani sono sempre meno richiesti, in linea con la fase difficile che vive la Nazionale. Ma i blues non giocheranno le coppe europee per cui saranno due i tecnici italiani delle squadre straniere della prossima Champions League: oltre a Ranieri ci sarà infatti il numero uno Carlo Ancelotti che comincerà la sua avventura col Bayern di Monaco raccogliendo l’eredità di Guardiola. Carletto è l’allenatore italiano più apprezzato all’estero avendo vinto dovunque: col Chelsea scudetto e Fa Cup, col Psg scudetto, col Real Madrid Coppa del Re e la Champions League, l’agognata decima per le merengues.
La storia dei tecnici italiani all’estero parte con Giuseppe Meazza al Besiktas nel 1950 e con Sandro Puppo che nel 1955 lancia il giovane Suarez al Barcellona (facendolo multare perchè oltrepassava la metàcampo), ma il primo ad affermarsi è Nevio Scala che vince l’Intercontinentale col Dortmund nel 1997 oltre l’accoppiata scudetto coppa con lo Shakhtar. Poi l’ambasciatore all’estero diventa Giovanni Trapattoni che vince lo scudetto 1997 e la coppa col Bayern (celebre la sfuriata con Strunz), poi lo scudetto col Benfica e il Salisburgo. Esporta i suoi successi anche Fabio Capello che, a cavallo degli scudetti con Milan, Roma e di quelli cancellati con la Juve, agguanta due titoli col Real Madrid (1997-2007) ma il suo gioco non piace agli esigenti tifosi spagnoli. Gianluca Vialli smette di giocare allenando il Chelsea con cui conquista coppa delle Coppe, Supercoppa europea e coppa d’Inghilterra.
Poi tocca a Roberto Mancini la gioia di vincere all’estero: titolo Premier 2012 e varie coppe col Manchester City, coppa col Galatasaray.
Prestigioso il successo di Roberto di Matteo: chiamato alla guida del Chelsea conquista la Fa Cup e la Champions 2012. Prima di tornare a Roma Luciano Spalletti raccoglie consensi e trofei: con lo Zenit vince due scudetti e due coppe russe. Alberto Zaccheroni sfonda in Giappone guidando la nazionale alla vittoria nella Coppa d’Asia. Gli altri successi dei tecnici italiani all’estero sono importanti ma meno prestigiosi: Bigon vince coppa e scudetto svizzero 1997 col Sion, Marcello Lippi col Guangzhou si aggiudica tre scudetti cinesi, una coppa e la Champions asiatica 2013.
Nelle sue peregrinazioni in Europa orientale Zenga conquista i campionati con lo Steaua e la Stella Rossa Belgrado. Ma il solco tracciato da Ranieri moltiplicherà la chiamata di altri tecnici. Il Made in Italy in panchina non passa mai di moda.

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