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"ISR@3L3, L'UNICA DEMOCRAZIA DEL MEDIORIENTE" (cit).
14/10/2026

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Sabato 17 ottobre, alle 16, un corteo di morti viventi partirà da piazzetta Berlinguer e, attraverso via Toledo, arriver...
12/10/2026

Sabato 17 ottobre, alle 16, un corteo di morti viventi partirà da piazzetta Berlinguer e, attraverso via Toledo, arriverà fino alla Galleria Umberto I. La partecipazione è libera e gratuita, il pubblico è invitato a presentarsi truccato e in costume, e i primi quaranta iscritti avranno un trucco a tema offerto dagli organizzatori. Nulla di male in una sfilata in maschera: il punto è un altro.

Il punto è che l'iniziativa rientra nel programma di una rassegna promossa dal Comune di Napoli e finanziata dal Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo del Ministero della Cultura. Lo dice la stessa locandina, che porta il marchio di «Affabulazione» e, in alto, i loghi della Direzione generale Spettacolo del Ministero e del Comune di Napoli. La domanda, allora, non riguarda l'evento in sé, ma il suo posto in un cartellone istituzionale: quale legame c'è tra una parata di zombie e la tradizione, la cultura e l'immaginario della città?

La «Parata Zombie Napoli» è l'anteprima della seconda edizione del Napoli Horror Festival, in programma dal 20 al 22 novembre al Parco San Laise, nell'ex Base Nato di Bagnoli. A organizzarla è la compagnia Le Streghe del Palco, che nel 2019 aveva già portato oltre duecento persone travestite da morti viventi nel centro storico, in occasione del primo festival.

Il festival, e con esso la parata, è inserito in «Affabulazione», la rassegna di teatro, musica e danza promossa dal Comune e sostenuta con fondi ministeriali, di cui quest'anno è in corso la quinta edizione. Il progetto, ricordano le cronache delle edizioni precedenti, nasce per raccontare una Napoli «policentrica», valorizzando la cultura partenopea e investendo nelle periferie con laboratori, spettacoli e progetti diffusi.

Nessuno mette in discussione il diritto di una compagnia teatrale di organizzare una sfilata a tema horror, né di un pubblico di divertirsi in maschera. Il punto è un altro: quando un evento entra in una programmazione promossa dal Comune, riceve un riconoscimento pubblico. Nella locandina della «Parata Horror», fondo blu, scritta in azzurro e sangue che cola dalle lettere, il logo del Comune di Napoli campeggia accanto a quelli del Ministero della Cultura, di Cultura Napoli e di Napoli Città della Musica, oltre a quello della compagnia organizzatrice. E quel riconoscimento implica, quantomeno, una coerenza con le finalità dichiarate dalla rassegna.

Le finalità di «Affabulazione» parlano di cultura partenopea, di identità dei quartieri, di una Napoli da portare alla luce. Una parata che attraversa il salotto turistico della città, via Toledo e la Galleria Umberto, travestita da un genere nato altrove, è un'iniziativa che con quel racconto ha poco a che vedere. Non è un delitto, ma è una scelta, e come tutte le scelte pubbliche va spiegata.

Napoli ha con i defunti un rapporto antico e profondo, che non ha nulla di spettacolare: il culto delle anime del Purgatorio, le «anime pezzentelle» del cimitero delle Fontanelle, le preghiere e le offerte dei vivi per i morti. È un immaginario fatto di devozione, ironia, familiarità con l'aldilà, che nei secoli ha segnato la città. Lo zombie, figura diffusa soprattutto dal cinema horror americano, ne è l'esatto opposto: il morto che non ha pace e che minaccia i vivi.

Lo stesso Comune sembra saperlo. Nel 2025, per la quarta edizione di «Uànema: festa degli altri vivi», il Comune ha promosso e finanziato una rassegna che si presentava come alternativa all'Halloween d'importazione, un omaggio alle origini grottesche e dissacranti con cui Napoli ha sempre festeggiato i morti. Se il Comune stesso rivendica una strada autoctona per raccontare l'horror e l'aldilà, resta da capire perché un programma con il suo marchio ospiti l'esatto opposto.

Gli organizzatori sostengono che la parata non sia soltanto una goliardata per appassionati del genere, ma un'occasione di riflessione sulla paura, un'emozione ancestrale comune a tutti gli esseri viventi. Sottolineano anche il carattere inclusivo e gratuito dell'iniziativa e il suo ruolo di ponte tra il centro storico e Bagnoli, dove si terrà il festival.

Sono argomenti legittimi, ma non rispondono alla domanda iniziale. Si può essere liberi di sfilare da zombie in via Toledo e, allo stesso tempo, ritenere che l'amministrazione abbia il dovere di spiegare perché un'iniziativa del genere trovi posto in un programma che porta il suo nome. La libertà dei privati non coincide con la responsabilità di chi governa la città, ed a volte ancor meno rispetto a millenni di stratificazione identitaria e culturale.

COSÌ NAPOLI DIMENTICA SÉ STESSAUna parata zombie nel cuore di Napoli, evento con il Patrocinio del Comune. Americanizzaz...
12/10/2026

COSÌ NAPOLI DIMENTICA SÉ STESSA
Una parata zombie nel cuore di Napoli, evento con il Patrocinio del Comune. Americanizzazione ed emulazione nel programma di Palazzo San Giacomo, che dimentica la verà identità partenopea che con il mondo dei morti ha da millenni un rapporto profondo fatto di devozione e pietà: il culto delle anime pezzentelle. Così Napoli dimentica se stessa e abbraccia

Il 17 ottobre la parata zombie sfila in via Toledo nel programma del Comune. Ma cosa c'entra con la cultura e l'identità di Napoli?

Il Cristo Velato è una delle opere più belle ed affascinanti di tutto il panorama scultoreo mondiale. Il soggetto dell’o...
11/10/2026

Il Cristo Velato è una delle opere più belle ed affascinanti di tutto il panorama scultoreo mondiale. Il soggetto dell’opera è stato scolpito a grandezza naturale. Il corpo trasfigurato dalla morte, adagiato su un giaciglio. Il capo su una coppia di cuscini, ai piedi gli strumenti del martirio: chiodi e corona di spine.

La scultura del Cristo Velato venne commissionata nel 1753 da Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, ed oggi è conservata nella Ca****la Sansevero, nel cuore di Napoli.

L’emozione che suscita la visione del capolavoro di Giuseppe Sanmartino è unica. La magistrale resa del velo, che ricopre il corpo del Cristo, trasmette un’immagine talmente vivida e verosimile che ha portato alla nascita di una leggenda incredibile. Saremmo, infatti, al cospetto di un vero e proprio velo gettato sulla scultura a lavoro terminato. Solo in un secondo momento, infatti, questo velo si sarebbe “marmorizzato”, dando vita alla scultura così come la conosciamo. Il tutto è avvolto in un mistero, un prodigio sarebbe stato possibile grazie alle conoscenze alchemiche del suo committente.

La personalità molto eccentrica e la grande cultura del principe di Sansevero hanno lasciato credere che questi fosse anche un esperto di pratiche alchemiche, e che come tutti gli alchimisti fosse, quindi, in possesso di quei mezzi che gli avessero concesso la possibilità di alterare la natura stessa dei metalli e delle sostanze. Si pensi che il grande Antonio Canova , una volta vista la Ca****la Sansevero, arrivò, addirittura, a sostenere che avrebbe felicemente barattato dieci anni della propria vita pur di poter vantare la paternità della scultura del Sanmartino. È evidente che siamo dunque al cospetto di un lavoro straordinario, gioiello di tecnica, in grado di suscitare grandi emozioni e commozione negli occhi di chi ha la fortuna di ammirarlo.

Grazie a degli studi fatti direttamente sulla statua, ed alla luce di alcuni ritrovamenti di documentazione del tempo, è stato accertato che Giuseppe Sanmartino ha lavorato su un unico blocco di marmo. Nello stesso contratto con cui il di Sangro commissionò l’opera all’artista napoletano si legge: "E per me gli suddetti ducati cinquanta gli pagarete al Magnifico Giuseppe Sanmartino in conto della statua di Nostro Signore morto coperta da un velo ancor di marmo”.

Anche in alcune lettere spedite dal principe al fisico Jean-Antonie Nollett e all’accademico Giovanni Giraldi viene ribadito il fatto che il sudario fu realizzato dallo stesso blocco di marmo dal quale è stata ricavata l’opera nella sua interezza.

Studi scientifici e documentazione del tempo sembrano spazzare via tutti i dubbi e diradare tutti gli aloni leggendari che orbitano attorno al Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, ma nonostante questi riscontri oggettivi, la bellezza dell’opera, il fascino del quale è intrisa la figura di Raimondo di Sangro, fanno sì che questa storia e questa scultura conservino ancora dei toni misteriosi e leggendari. Il Museo Ca****la Sansevero è uno scrigno di opere d'arti e alchimia.

È anche grazie a questi racconti straordinari ed a queste ricchezze culturali che Napoli accresce il proprio fascino il quale la rende unica al mondo.

11/10/2026
10/10/2026

Scontro frontale in Parlamento tra Borrelli e Salvini su RCA e razzismo assicurativo nei confronti dei cittadini del Sud

ORGOGLIO NAPOLETANONella prestigiosa classifica gli oncologi del Pascale
08/10/2026

ORGOGLIO NAPOLETANO
Nella prestigiosa classifica gli oncologi del Pascale

Un altro grande riconoscimento per Napoli: 14 oncologi del Pascale di Napoli sono rientrati nella classifica dei più influenti al mondo.

🖋Otto agenti della Polizia locale di Rimini, appartenenti al nucleo “Falchi”, sono indagati dalla Procura per accuse pes...
08/10/2026

🖋Otto agenti della Polizia locale di Rimini, appartenenti al nucleo “Falchi”, sono indagati dalla Procura per accuse pesantissime: falso in atto pubblico, violenza privata, calunnia e lesioni. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero redatto false annotazioni di servizio. La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni e la Procura ha chiesto al Gip la sospensione degli agenti dall’esercizio di ogni pubblico ufficio e servizio.
Sono accuse gravissime. E proprio per questo una domanda diventa inevitabile: se fosse successo al Sud, quanti giorni di televisione nazionale avremmo visto?
Probabilmente non sarebbe bastata una notizia. Sarebbe partita la solita macchina: collegamenti in diretta, titoloni, talk show, editoriali, indignazione e il solito sottotesto velenoso. Perché quando qualcosa accade nel Mezzogiorno, troppo spesso non viene raccontato semplicemente come un fatto di cronaca: diventa immediatamente una presunta dimostrazione dei mali del territorio.
È questo il meccanismo che il Sud conosce fin troppo bene.
Il Mezzogiorno viene raccontato come una colonia: da giudicare, da spiegare, da criminalizzare. Un episodio accaduto a Napoli, Palermo, Bari, Foggia o Reggio Calabria rischia di diventare l'ennesimo processo a un'intera comunità. Al Nord, invece, troppo spesso il fatto rimane confinato alla cronaca locale.
E allora basta ipocrisie.
Se le accuse sono gravi a Rimini, sono gravi anche a Napoli. Se meritano attenzione nazionale al Sud, la meritano anche al Nord.
La giustizia accerterà le responsabilità degli indagati, che devono essere considerati innocenti fino a eventuale condanna definitiva. Ma l'informazione dovrebbe avere già una responsabilità chiarissima: raccontare i fatti con lo stesso metro.
Perché il Sud non è una colonia.
E non accetteremo più che venga infamato ogni volta che serve un bersaglio.

Sono centinaia le persone partite questa mattina da Pozzuoli, da Bacoli e da altri comuni dell'area flegrea per raggiung...
08/10/2026

Sono centinaia le persone partite questa mattina da Pozzuoli, da Bacoli e da altri comuni dell'area flegrea per raggiungere Roma, dove oggi, giovedì 8 ottobre, è in programma la manifestazione degli sfollati del bradisismo. Con loro viaggiano comitati, associazioni, sindacati e numerosi sindaci del territorio.

La mobilitazione arriva a poco più di due mesi dalla scossa di magnitudo 4.7 del 31 luglio, dopo la quale gli sfollati nell'area flegrea sono più di seimila. E arriva a pochi giorni da un passaggio atteso: il nuovo decreto sui Campi Flegrei, che il Governo porterà in Consiglio dei ministri la prossima settimana.

I manifestanti hanno viaggiato su una dozzina di autobus: ci sono giovani, famiglie, anziani, scout, studenti e rappresentanti dei sindacati. Il sindaco di Bacoli, Josi Della Ragione, ha parlato sui social di una «giornata storica di mobilitazione» e ha rilanciato lo slogan della protesta: siamo i Campi Flegrei e vogliamo vivere nella nostra terra. La manifestazione è stata indetta dal coordinamento «Campi Flegrei uniti nella lotta», che riunisce associazioni, reti e comitati, e ha l'adesione della Cgil di Napoli e della Campania.

La piattaforma dei comitati indica una sistemazione dignitosa per gli sfollati, l'adeguamento sismico degli edifici, aiuti per le attività economiche, i lavoratori e le persone più fragili, la garanzia dei servizi pubblici e la messa in sicurezza del territorio. Al centro c'è quella che gli organizzatori definiscono ormai una vera emergenza abitativa.

Tra i problemi denunciati, il contributo di autonoma sistemazione ritenuto inadeguato e la speculazione che colpirebbe gli sfollati puteolani nei comuni vicini. La Cgil segnala inoltre che cresce il numero delle aziende che lasciano il territorio, che tanti lavoratori hanno perso l'impiego e che turismo e commercio sono in grave difficoltà. Tra le proposte circolate c'è anche quella di destinare ai residenti flegrei le case vuote dei borghi di Avellino e Benevento, per alleggerire la densità abitativa dell'area.

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato che protestare è un diritto di tutti e che il Governo è vicino ai cittadini dei Campi Flegrei. Ha poi annunciato che il decreto approderà in Consiglio dei ministri già la prossima settimana, molto probabilmente martedì. Il provvedimento servirà a recuperare quelle norme che avrebbero dovuto accompagnare già il primo decreto. I sindaci dell'area, presenti a Roma con i comitati, chiedono che il testo sia efficace e risponda ai bisogni concreti delle famiglie e delle imprese colpite.

Nella classifica mondiale AirHelp Score 2026, che mette a confronto 279 aeroporti di 76 Paesi, lo scalo di Napoli si pia...
08/10/2026

Nella classifica mondiale AirHelp Score 2026, che mette a confronto 279 aeroporti di 76 Paesi, lo scalo di Napoli si piazza al 236° posto. Un risultato che lo colloca nella parte bassa della graduatoria e dietro a tutti i principali aeroporti italiani con cui è possibile confrontarlo, dal Sud al Nord del Paese. A pesare è soprattutto la puntualità, valutata appena 6,9. L'esperienza di viaggio ottiene 7,7 e strutture e comfort 7,5. A guidare la classifica italiana, invece, non sono i grandi hub ma Cagliari Elmas, davanti a Bari e a Milano Linate.

L'analisi di AirHelp copre i voli operati tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026 e valuta tre parametri: puntualità, esperienza dei passeggeri e qualità di strutture e comfort. Per Napoli i punteggi sono 6,9 per la puntualità, 7,7 per l'esperienza di viaggio e 7,5 per strutture e comfort, valori che valgono la posizione numero 236.

Il dato sulla puntualità coincide con quello che la classifica assegna a Bergamo-Orio al Serio, indicato come il peggiore scalo d'Italia, dove i ritardi riguardano oltre il 30% dei voli considerati e le cancellazioni il 10%. Orio al Serio occupa la 256ª posizione ed è l'unico aeroporto italiano che, nella graduatoria riportata, risulta dietro Napoli.

La distanza con gli altri aeroporti del Mezzogiorno è netta. Palermo si piazza al 128° posto, 108 posizioni sopra Napoli, mentre Catania è al 150°. Anche gli scali del Centro-Nord, pur con volumi di traffico molto diversi, fanno meglio: Venezia è 141ª, Torino 167ª, Firenze 178ª.

Persino il principale hub del Paese, Roma Fiumicino, si colloca al 179° posto, 57 posizioni più in alto di Capodichino. Per un aeroporto che serve un bacino di utenza come quello campano, il confronto con i grandi scali nazionali non è dunque favorevole.

La metodologia di AirHelp assegna alla regolarità dei voli il peso maggiore: la puntualità vale il 60% del punteggio complessivo, mentre esperienza dei passeggeri e strutture e comfort incidono per il 20% ciascuna. Tra gli elementi valutati ci sono anche personale, tempi di attesa, pulizia, accessibilità, segnaletica e presenza di ristoranti e negozi.

Questo spiega perché i punteggi di Napoli sugli altri due parametri non bastino a risalire la graduatoria. L'esperienza di viaggio, 7,7, è pari a quella di Linate, terzo in Italia, e superiore al 7,5 di Cagliari, primo in classifica. Anche le strutture, valutate 7,5, superano il 7,4 dello scalo sardo. A trascinare giù Capodichino è il voto sui ritardi e sulle cancellazioni.

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