16/09/2026
Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina, inviò uomini verso terre lontane alla ricerca di una sostanza capace di sconfiggere la morte.
Possedeva un potere immenso, ma continuava a cercare fuori di sé ciò che nessuna ricchezza poteva garantirgli.
Accanto alla figura dell’imperatore, nella tradizione taoista ne troviamo però un’altra: l’eremita.
L’eremita non mobilitava eserciti e non inseguiva isole leggendarie. Lasciava la confusione della città, saliva sulla montagna e iniziava a osservare se stesso.
Il proprio respiro.
Il proprio corpo.
Le emozioni che lo agitavano.
I desideri che disperdevano continuamente la sua energia.
L’imperatore cercava un elisir da aggiungere alla propria vita.
L’eremita cercava di comprendere che cosa, giorno dopo giorno, stesse sottraendo vita alla sua esistenza.
In fondo, facciamo ancora la stessa cosa: cerchiamo l’integratore giusto, il trattamento esterno risolutivo o l’ultima scoperta sulla longevità.
Ma nessun rimedio può compensare completamente un’esistenza vissuta nella tensione, nella dispersione e nell’incapacità di fermarsi.
(rileggi la frase precedente!)
Anche il Qi Gong può diventare l’ennesimo “elisir” cercato all’esterno, se lo pratichiamo aspettando che qualche movimento copiato senza capire il perché lo si fa risolva magicamente tutto.
Il vero lavoro comincia invece quando la pratica è su misura, al punto tale di modificare il nostro modo di respirare, muoverci, reagire e utilizzare l’energia durante la giornata.
Forse è questa la differenza tra cercare una soluzione e iniziare una trasformazione.
L’imperatore voleva conquistare anche la morte.
L’eremita imparava a non perdere la vita mentre era ancora vivo.
Nel nuovo video racconto la ricerca taoista dell’immortalità e ciò che può ancora insegnarci sul Qi Gong, sulla longevità e sul nostro modo di vivere.
Ti aspetto sul canale, Alex.
https://youtu.be/Y9m1z0PdpgM